La mozione, che ritira peraltro il titolo di figlio adottivo e medaglia d'oro della città assegnato al dittatore Franco nel 1962, sottolinea che Juan Carlos è monarca "non come risultato di un processo democratico ma, al contrario, come conseguenza dell'eredità dettata dal suo predecessore Francisco Franco". Nei termini propri del partito secessionista, l'iniziativa rileva che il regno del monarca "si innesta direttamente con quello del suo antenato Filippo V di Borbone, responsabile della perdita delle libertà nazionali, che ancora oggi i Paesi Catalani non hanno recuperato". Un regno caratterizzato "dall'assoluzione politica e penale dei crimini del franchismo". Ma non è solo un problema di memoria storica: nell'ordine del giorno gli indipendentisti puntano l'indice anche contro il comportamento del re, "segnato da ogni tipo di scandali e delitti", in riferimento alla recente battuta di caccia all'elefante compiuta da Juan Carlos in Botswana, dove è stato ritratto in compagnia della quarantenne principessa tedesca Corina Sayn-Wittgestein, alla quale i media attribuiscono una relazione quinquennale col monarca. Un safari da oltre 35mila euro - in tempi di grave recessione economica in Spagna, con un suddito su quattro disoccupato - che sarebbe stato offerto a Juan Carlos dall'uomo di affari di origini siriane Mohamed Eyad Kayali, vicino alla famiglia reale saudita.
Rimpatriato d'urgenza e sottoposto lo scorso 14 aprile a un intervento di protesti all'anca destra, a causa di una caduta accidentale durante il controverso viaggio, sul monarca spagnolo si è abbattuta una bufera di critiche. Critiche relative alle sue responsabilità di capo dello Stato anche nelle sue attività private, da parte non solo dei settori animalisti, anti-monarchici e repubblicani, ma anche di numerosi partiti politici. Il tutto mentre la famiglia reale è nella bufera per l'inchiesta sugli affari opachi che coinvolge Iñaki Urdargarin, il genero di Juan Carlos, accusato di corruzione per aver stornato quasi 15 milioni di denaro pubblico.
Il monarca, nel lasciare lo scorso 18 aprile l'ospedale madrileño di San José, si era visto obbligato a pronunciare pubbliche scuse per la battuta di caccia in una dichiarazione senza precedenti nella storia della democrazia spagnola: "Mi spiace molto. Mi sono sbagliato e non succederà più". Una richiesta di venia che, però, non ha messo tacere le polemiche, che fanno scricchiolare la corona del monarca. Il 27 aprile scorso, proprio nel giorno della sua prima udienza pubblica dopo l'intervento, per un movimento in fallo, Juan Carlos si era prodotto una nuova lussazione dell'anca, per la quale era stato riportato in sala operatoria, per un intervento lampo. Il giorno dopo era già al Palazzo della Zarzuela, dove si è riunito col premier Mariano Rajoy per troncare le voci, sempre più insistenti sui media, sull'opportunità per il 74enne monarca di abdicare a favore dell'erede al trono, Felipe. E ieri, sua maestà è finita come 'persona non grata' nel mirino dei secessionisti catalani, che hanno annunciato l'intenzione di inviare la mozione approvata alla Casa Reale. (ANSAmed).