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30/09/2014 23:53
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Lascio' un'impronta indelebile nel XX Secolo
Inventore di un nuovo modo di fare arte, di quella 'Factory', che riuniva a New York, nel segno della condivisione e del business, geni emergenti, fotomodelle, rock star, Andy Warhol non si limitò a creare le celeberrime icone della società dei consumi, dalle bottiglie di Coca-Cola ai barattoli di Soup Campbell o i ritratti famosi di Mao, Marilyn, Jackie, ma fu letterato, regista, direttore di una rivista patinata come 'Interview' e produttore di una tv che portava il suo nome.

Definendosi imprenditore dell'avanguardia creativa di massa, il padre della Pop Art dava l'impronta indelebile agli ultimi decenni del XXI secolo. A dimostrarlo, ancora oggi le attuali, stellari quotazioni delle sue innumerevoli opere. Eppure la vita di Warhol inizia in sordina. Nasce a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 6 agosto del 1928, da una famiglia di etnia rumena, emigrata dalla Slovacchia negli Usa a cercare fortuna. Il vero nome è Andrew Warhola e trascorre l'adolescenza nella comunità carpato-russa della sua città, frequentando con la madre Julia la chiesa uniate. Un'abitudine che non smetterà mai e che gli studi più recenti sulla sua produzione artistica sottolineano per evidenziare la religiosità sepolta sotto quelle immagini iconiche e seriali.

Dopo il diploma, decide di ascoltare il proprio talento e si iscrive al Carnegie Institute of Technology di Pittsburgh, dove segue i corsi di pittura e design e laureatosi nel 1949, si trasferisce a New York, dove in breve tempo si afferma nel mondo della pubblicità e lavora per riviste come 'Vogue' e 'Glamour'. La sua carriera nel mondo dell'arte inizia solo intorno al 1960, quando comincia a realizzare i primi dipinti, che si rifanno ai fumetti e alle immagini pubblicitarie. L'opera di Warhol si immette nel filone della Pop Art, che nasceva proprio in quegli anni in Inghilterra e negli Usa ancora si mescolava all'informale e all'astrazione. Elementi che Warhol spazza via, quando, nel '62, inizia a usare la tecnica della serigrafia e rivolge l'attenzione alle 'icone simbolo' del suo tempo.

Il successo è travolgente. Warhol tratta anche temi di forte impatto e drammaticità, come nelle serie dei 'Car Crash' e dell"Electric Chair', ma sono inquietanti anche i ritratti delle celebrità fermate sulla tela con lo sguardo inespressivo di santi e madonne. Captando le molteplici suggestioni della cultura underground, l'artista fonda la 'Factory', in cui negli anni '80 convergeranno le nuove generazioni, da Keith Haring a Jean-Michel Basquiat. Negli anni '60 invece è soprattutto la musica e il cinema a dominare, tanto che Warhol, per un certo periodo, si dedica solo alla regia.

 Proprio alla Factory, nel '68 e' vittima di un attentato ad opera di Valery Solanas, membro dello Scum, una società che si proponeva di eliminare gli uomini. Vivo per miracolo, riprende a dipingere, ma fonda anche la rivista 'Interview', dedicata al mondo del cinema con la formula dei famosi che intervistano famosi. Dagli anni '70 sino alla morte, Warhol esegue fra i 50 e i 100 ritratti all'anno, e le sue immagini di Campbell's e Brillo vengono esposte nei musei di tutto il mondo. La sua ultima sua meta è l'Europa, Parigi e Milano, dove, tra il 18 e il 24 gennaio 1987, presenta la sua ultima ossessione, serie dedicata all"Ultima cenà di Leonardo. Tornato negli Usa, il 17 febbraio viene colpito da una colica biliare. Operato alla cistifellea al New York Hospital il 21 febbraio, muore il mattino successivo.