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Salute: Federalimentare, irresponsabile dire zucchero nocivo
Non demonizzare consumo sostanza impiegata da secoli, nel mondo
03 febbraio, 18:52 (ANSA) - ROMA, 3 FEB - Per Federalimentare e'
''irresponsabile'' affermare che lo zucchero sia nocivo, come
sostiene uno studio pubblicato sull'ultimo numero di Nature, e
demonizzarne il consumo. Lo zucchero è impiegato da secoli ed è
usato nei prodotti alimentari e nelle bevande in tutto il mondo.
L'articolo di Nature, ha commentato Andrea Poli, Direttore Scientifico di Nfi - Nutrition Foundation of Italy, ''non presenta alcuna ricerca o studio originale, ma ripropone semplicemente il punto di vista dell'autore sulla tossicità del fruttosio, che assieme al glucosio è uno dei due costituenti dello zucchero da cucina (saccarosio). Si tratta di una visione non condivisa da larga parte della comunità scientifica e delle organizzazioni nazionali ed internazionali, che dappertutto promuovono il consumo di frutta, la principale fonte naturale di fruttosio. In Italia l'Inran suggerisce per esempio il consumo di circa 450 g di frutta al giorno, che contengono in media da 18 a 36 grammi di fruttosio (una lattina di una comune bevanda zuccherata ne contiene circa 15)".
"L'effetto del fruttosio sulla pressione arteriosa, citato dall'autore dell'articolo - ha sottolineato Giuseppe Fatati, Presidente di Fondazione Adi (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) - e' controverso, ed e' sostanzialmente supportato da studi che prevedono la sommistrazione o il consumo di quantitativi irrazionalmente elevati di fruttosio. A Dicembre 2011 su Public Health Nutrition, e' stato pubblicato l'articolo "Mediterranean diet pyramid today. Science and cultural updates" che conferma il ruolo positivo per la salute di un adeguato consumo di frutta e del modello mediterraneo''.
In Italia, aggiunge Michele Carruba, direttore del Centro di Studio e Ricerca sull'Obesità all' Università degli Studi di Milano, il consumo di zuccheri ''non e' elevato'', secondo i recenti dati pubblicati dall'Inran relativi ai consumi alimentari nel nostro Paese. ''L'obesità da noi ha radici che affondano forse più nell'inattività - spiega Carruba - che nell'eccessivo apporto di calorie. E' bene rinunciare a facili allarmismi, spesso relativi a singoli ingredienti, e riportare l'attenzione sui concetti di moderazione, equilibrio e attività fisica".(ANSA).
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L'articolo di Nature, ha commentato Andrea Poli, Direttore Scientifico di Nfi - Nutrition Foundation of Italy, ''non presenta alcuna ricerca o studio originale, ma ripropone semplicemente il punto di vista dell'autore sulla tossicità del fruttosio, che assieme al glucosio è uno dei due costituenti dello zucchero da cucina (saccarosio). Si tratta di una visione non condivisa da larga parte della comunità scientifica e delle organizzazioni nazionali ed internazionali, che dappertutto promuovono il consumo di frutta, la principale fonte naturale di fruttosio. In Italia l'Inran suggerisce per esempio il consumo di circa 450 g di frutta al giorno, che contengono in media da 18 a 36 grammi di fruttosio (una lattina di una comune bevanda zuccherata ne contiene circa 15)".
"L'effetto del fruttosio sulla pressione arteriosa, citato dall'autore dell'articolo - ha sottolineato Giuseppe Fatati, Presidente di Fondazione Adi (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) - e' controverso, ed e' sostanzialmente supportato da studi che prevedono la sommistrazione o il consumo di quantitativi irrazionalmente elevati di fruttosio. A Dicembre 2011 su Public Health Nutrition, e' stato pubblicato l'articolo "Mediterranean diet pyramid today. Science and cultural updates" che conferma il ruolo positivo per la salute di un adeguato consumo di frutta e del modello mediterraneo''.
In Italia, aggiunge Michele Carruba, direttore del Centro di Studio e Ricerca sull'Obesità all' Università degli Studi di Milano, il consumo di zuccheri ''non e' elevato'', secondo i recenti dati pubblicati dall'Inran relativi ai consumi alimentari nel nostro Paese. ''L'obesità da noi ha radici che affondano forse più nell'inattività - spiega Carruba - che nell'eccessivo apporto di calorie. E' bene rinunciare a facili allarmismi, spesso relativi a singoli ingredienti, e riportare l'attenzione sui concetti di moderazione, equilibrio e attività fisica".(ANSA).








