MISOGINIA
La misoginia in Italia appare il vero fenomeno esplosivo. Una situazione drammatica, quella della violenza contro le donne, che la cronaca purtroppo riporta con cadenza inquietante. E che i social network rilanciano in termini di insulti, volgarità, vere e proprie aggressioni verbali. Un’impressione, che purtroppo la Mappa dell’Intolleranza conferma. Le offese contro le donne, infatti, hanno registrato una distribuzione nazionale piuttosto uniforme con picchi in Lombardia, Campania, confine tra il sud dell’Abruzzo e il nord della Puglia. Un dato inquietante, purtroppo in linea con le rilevazioni del Pew Research Center, secondo il quale negli Stati Uniti il 25% delle donne sono state molestate online e il 26% ha subito stalking online.
La maggior parte dei tweet si riferisce a parti del corpo, a indicare necessità di degradazione o di punizione machista. Altri invece indicano personaggi pubblici, a denotare l’esistenza di vere e proprie forme di misoginia. Le evidenze emerse dalla Mappa dell’Intolleranza a proposito della misoginia, purtroppo, non sorprendono.
Ecco alcuni dati dalle ricerche più note: 6.743.000 donne italiane tra i 16 e i 70 anni sono state vittime di violenza fisica e sessuale nel corso della vita. In Italia sono state uccise 179 donne nel 2013, rispetto alle 157 del 2012, con un aumento quindi del 27,1%. Ogni 12 secondi una donna è oggetto di violenza fisica, verbale o psicologica. E complessivamente il 70% delle donne subisce violenza nella sua vita. Il 66,4% sono vittime del coniuge. Il Sud Italia risulta la zona a più alto rischio con aumento del numero di vittime del 27,1% rispetto al 2012.
ANTISEMITISMO
I tweet antisemiti sono in assoluto i più geolocalizzati: dei 6.000 tweet raccolti in poco meno di tre mesi, infatti, ben 1.150 sono stati geolocalizzati (18,03%). Il picco significativo è in Abruzzo, come già evidenziato. Al Nord le zone più calde sono Milano, Bergamo, Brescia, Varese e Como. In Centro Italia i picchi sono stati riscontrati in Toscana, nella zona centrale della regione, e nel Lazio, in particolare nella provincia di Latina. Mentre al Sud le zone a più alto tasso di antisemitismo sono l’area di Napoli e Caserta, la zona compresa tra Bari e Taranto, il Salento e Catania.
L'insulto più utilizzato è “rabbino”, spesso abbinato a “trans”, chiaro dunque il doppio pregiudizio. Seguono “usuraio” e “giudeo”: quest’ultimo termine ha come co-occorrenze più rilevanti “negro” e “israeliano”.
In Italia ci sono 30.000 ebrei, pari allo 0,6% della popolazione. Il 24% degli italiani ha un pregiudizio antiebraico. Tra luglio e agosto del 2014 in Italia sono stati registrati 21 episodi di antisemitismo, quasi il triplo rispetto all’anno precedente.
I social, in particolare Facebook e Twitter, sono i luoghi dove prendono vita le maggiori ingiurie antisemite, come confermano i nostri dati, che hanno registrato oltre 1.000 messaggi discriminatori. Inoltre sui circa 1.200 siti antisemiti in Europa, 100 sono quelli italiani, con un aumento del 40% rispetto al 2009. (Fonti: Osservatorio antisemitismo della Fondazione CDEC)
OMOSESSUALITA'
Sono stati raccolti oltre 110.774 messaggi discriminatori e geolocalizzati il 7,66%. L’omofobia parrebbe concentrarsi soprattutto in Lombardia, con una presenza significativa anche in Campania e Friuli-Venezia Giulia. L'associazione frequente è con le parti anatomiche, come a rinforzare l’insulto omofobico evocando disgusto per la dimensione corporea direttamente coinvolta. Interessante è l'associazione con le figure della famiglia come padre e sorella. Rilevati anche insulti con riferimento alla pedofilia. Gli omosessuali vengono infatti spesso descritti quali turpi e rivoltanti, in grado di “contaminare e corrompere la società”. Il disgusto viene così “proiettato” su un gruppo di individui che vengono di conseguenza stigmatizzati, considerati inferiori e privati di diritti.
Secondo un’indagine realizzata nel 2013 dal Gay Center nell’ambito di un progetto europeo che ha coinvolto oltre mille studenti italiani, quasi 3 persone LGBT su 4 dichiarano di aver subito forme di discriminazione o di pregiudizio nel corso della loro vita. Il contesto è la scuola (49%), seguito dalla famiglia (42%), da bar e locali (33%) e dai media e internet (30%). Secondo il Gay Center, che denuncia 20.000 richieste di aiuto pervenute, nel 2013 un gay su 4 è stato vittima di violenza. E ancora. Il 91% degli omosessuali italiani ritiene che i nostri politici usino un linguaggio discriminatorio. Mentre è la scuola, il luogo dove la maggior parte degli omosessuali nasconde la propria identità: 76% contro il 36% che si cela sul posto di lavoro. (Fonti: Gay Center 2013; FRA European union agency for fundamental rights 2014)
RAZZISMO
L’intolleranza verso gli immigrati o le persone di altre etnie riguarda soprattutto Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata con 154.170 tweet rilevati in 8 mesi, di cui 1.940 geolocalizzati (1,24%).
Un dato curioso, riscontrato durante la rilevazione dei tweet, è la netta crescita dei post a sfondo razzista in corrispondenza dei Mondiali e delle partite di calcio del Campionato, ma anche dopo i talk show con personaggi politici o i programmi con la presenza di soubrette. “Terrone” è l’insulto più utilizzato (3.690 occorrenze), seguito da “zingaro” (3.226) e “negro” (2.482), a indicare un’intolleranza interna, ancora prima che esterna, all’Italia stessa, emblema della frattura fra Nord e Sud. Le parole che vengono spesso associate ai termini sensibili si riferiscono a personaggi noti nel mondo del calcio, di origine straniera, spesso nel mirino della rete.
In Italia l’8% della popolazione è costituita da stranieri (4.922.085 persone). Il 45% dei giovani tra i 18 e i 29 anni si definisce xenofobo o diffida degli stranieri. Due italiani su tre pensano che la quantità di immigrati in Italia sia eccessiva: in particolare il 60,1% mostra diffidenza, il 6,9% è proprio ostile e il 15,8% è indifferente. Un dato interessante riguarda il web-racism: su Facebook, sono più di 350 i gruppi dichiaratamente anti-immigrati, con alcuni che arrivano anche a 5.000-7.000 iscritti; oltre 400, i gruppi “anti-meridionali”, e circa 100 i gruppi “anti-musulmani”, mentre sono più di 300 quelli contro gli zingari.
(Fonti: Istat 2014; Censis 2013; Assemblea Camera dei Deputati 2013)
DIVERSAMENTE ABILI
Seconda per numero di tweet rilevati (479.654), l’intolleranza verso i diversamente abili conferma l’andamento del numero di messaggi discriminatori dal generale - donne e disabilità - al più specifico - omofobia, antisemitismo. L’intolleranza è distribuita sul territorio nazionale con maggiore concentrazione in Lombardia, Campania e le zone a Sud dell’Abruzzo e a Nord della Puglia. I tweet geolocalizzati sono stati 3.410 (0,75%). Impressionante la co-occorrenza del termine “vergogna”, a indicare un senso di rifiuto. Quando la parola sensibile è “storpio”, le associazioni più rilevanti sono “odio” e “elemosina”, che fanno intravedere anche una sorta di pregiudizio. Alta, anche la co-occorrenza con il termine “cazzo” (“mongoloide del cazzo”, “cerebroleso del cazzo”), quasi a invocare, di fronte all’altro degradato, la necessità di una punizione machista.
In Italia i disabili sono 4,1 milioni, ossia il 6,7% della popolazione. L’Italia è al 13° posto per il rischio di povertà ed esclusione sociale delle persone disabili. Uno dei dati più interessanti, infatti, è che la disabilità assume un ruolo significativo tra i fattori discriminanti nell’ambiente di lavoro: infatti solo il 6% dei disabili che ha partecipato a concorsi o a colloqui di lavoro è riuscito a ottenere un impiego. Il 70% dei disabili che lavorano percepisce un compenso minimo o addirittura non viene retribuito del tutto.
(Fonti: Censis 2014; UNAR Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali 2013; Condicio 2014)