Meredith: pm, Amanda covava odio
'La Knox voleva vendicarsi di quella smorfiosa'. La ragazza piange in aula
20 novembre, 19:55Correlati
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PERUGIA - Nell'aula della Corte d'assise di Perugia Amanda Knox ha indossato la sua ormai solita felpa rossa con le facce dei Beatles. A differenza del passato il suo volto è apparso però da subito teso e lo sguardo è rimasto a lungo fisso sul pm. Poi le lacrime, sommesse, quando il magistrato ha descritto l'omicidio di Meredith Kercher e l'ha accusata delle violenze. Il suo ex fidanzato Raffaele Sollecito ha invece trascorso gran parte della giornata leggendo una memoria scritta dai suoi difensori. Quasi assorto.
Senza praticamente mai girarsi verso il pubblico ministero accanto a lui. Tra i due giovani accusati del delitto, al quale si proclamano innocenti, ci sono stati pochi sguardi. Dopo avere pianto, però, la Knox ha lasciato per qualche attimo l'aula e quando è rientrata ha rivolto un cenno con la testa al giovane pugliese quasi a volerlo rassicurare. "Non è stata una giornata più dura di quella dell'udienza preliminare - ha detto al termine dell'udienza l'avvocato Carlo Dalla Vedova, uno dei difensori dell'americana - ma ovviamente non fa piacere sentirsi accusata di un omicidio così grave. Amanda ha pianto, ma è una ragazza che ha 20 anni, è in carcere e in attesa di giudizio.
Tutto questo l'ha logorata e oggi ha fatto trasparire un minimo di emozione". Per il resto la giovane di Seattle ha assistito alla requisitoria del pm Giuliano Mignini guardando quasi di continuo verso il magistrato. Lo ha ascoltato senza ricorrere all'interprete al suo fianco e prendendo qualche appunto dei passaggi che più la riguardavano. Quando però il pubblico ministero l'ha accusata delle violenze subite da Mez gli occhi di Amanda sono rimasti fissi davanti a sé, bassi. E' apparsa ancora più tesa, ha pianto e durante una pausa è stata abbracciata dall'avvocato Maria Del Grosso, uno dei suoi difensori, alla quale ha appoggiato la testa sulla spalla.
Poi, scortata dalla polizia penitenziaria, ha lasciato per qualche attimo l'aula, con gli occhi arrossati e i capelli sciolti (all'arrivo li aveva invece raccolti in una piccola coda con un fermaglio). E' sembrata in qualche modo rinfrancata e ha anche trovato il modo di scambiare un mezzo sorriso con un altro dei suoi difensori, l'avvocato Luciano Ghirga. Teso è apparso anche Sollecito. Il giovane ha trascorso gran parte della giornata leggendo attentamente una memoria dei suoi difensori. Maglione color ciclamino e pantaloni marroni, ha preso posto vicino a uno dei suoi difensori, l'avvocato Luca Maori, al quale ha detto di avere provato "fastidio" per le accuse che gli ha rivolto il pm Mignini che gli stava praticamente accanto. In aula il padre, Francesco, e la figlia maggiore. "E' stato Raffaele a chiedere alla sorella di esserci - ha spiegato Francesco Sollecito - e lei verrà ancora".







