Occupato stabilimento Alcoa in Sardegna
Operai e dirigenti insieme contro chiusura
20 novembre, 22:04Correlati
dell'inviato Andrea Frigo
PORTOSCUSO (CARBONIA-IGLESIAS) - La protesta esplode, quasi all'improvviso, in tarda mattinata, e la decisione è immediata: occupare la fabbrica. La notizia che provoca la reazione arriva dagli Stati Uniti nel corso della notte: l'Alcoa ha deciso di fermare gli stabilimenti in Sardegna e nel Veneto, dopo che la Commissione Europea ha chiesto indietro circa 270 milioni di euro, considerati aiuti di Stato. I 400 operai di turno in quel momento, che nei giorni scorsi avevano accolto con soddisfazione che il pericolo di chiusura era stato scongiurato, smettono subito di lavorare e chiudono i cancelli della fabbrica: nessuno può entrare, nessuno può uscire.
I dirigenti della fabbrica partecipano all'assemblea dei lavoratori. Si diffonde la notizia che sarebbero stati obbligati con la forza, ma all'assemblea sono presenti anche alcuni parlamentari, e i sindaci del Sulcis-Iglesiente, che smentiscono decisamente la circostanza. Su Internet gira anche un video con due incappucciati che dicono di tenere sotto sequestro i dirigenti dello stabilimento. In serata, però, l'ingegner Marco Guerrini, direttore della fabbrica, e il suo vice ingegner Sergio Vittori, incontrano alcuni giornalisti nei propri uffici. I due non vogliono rilasciare dichiarazioni, ma la situazione appare assolutamente tranquilla. Al termine dell'assemblea dei lavoratori hanno fatto rientro, accompagnati dalle forze dell'ordine, nei loro uffici. Nessun operaio si trova né all'interno né all'esterno degli uffici della Direzione, mentre i vertici dello stabilimento hanno ripreso il loro lavoro.
Nei loro uffici si trovano anche il questore vicario di Cagliari, Giuseppe Gargiulo, e alcuni funzionari della Digos, i quali confermano che la situazione è sotto controllo e non vi è stata alcuna violenza nei confronti della direzione aziendale che, quando vorrà , potrà lasciare lo stabilimento. Un' assemblea carica di tensione, quella che prosegue per tutta la giornata, mentre altri operai, fuori turno in quel momento, giungono alla spicciolata per partecipare alla protesta. "Siamo disperati - spiega un operaio - non è giusto che i primi a pagare il prezzo della crisi siano sempre gli operai. Dopo la chiusura dell'Eurallumina, che ha fatto perdere 1.500 posti di lavoro, ora sono a rischio altri 2.000 posti, tra i 1.000 di questa fabbrica e i 1.000 dei servizi dell'indotto, il che significherebbe mettere in ginocchio l'intera economia del nostro territorio, costringendo alla fame migliaia di famiglie".
In serata una prima schiarita. Direzione dell'Alcoa e sindacati firmano un documento con il quale l'azienda è vincolata per due settimane a non mettere in campo alcuna azione che comprometta l'attività dell'impianto. Gli operai tolgono il blocco ai cancelli dello stabilimento, ma alcuni di loro decidono di trascorrere la notte in fabbrica. Intanto anche i tre operai che si trovano da giorni in cima ai serbatoi dell'acqua, ad una altezza di 60 metri, continuano la loro protesta.









