LA GIORNATA POLITICA
di Pierfrancesco Frere'
30 novembre, 20:32ROMA - La rivolta di una parte del mondo studentesco e accademico contro la riforma dell'universita', con un coordinamento che difficilmente puo' essere ritenuto spontaneo, crea piu' di un imbarazzo al nascente terzo polo. Con significativa sintonia, Gianfranco Fini parla di strumentalizzazioni dei centri sociali e Pierferdinando Casini di ''infiltrati'', come a dire che nel movimento di piazza ci sono zone grigie da non sottovalutare. Gli scontri di piazza fanno da sfondo a una situazione di grande confusione nella quale i ''futuristi'' mantengono un margine di ambiguita' su quello che sara' il loro atteggiamento al momento del voto di fiducia del 14 dicembre: da un lato votano la contestata riforma Gelmini, emendata in parti non fondamentali, dall'altra potrebbero dire no al governo sebbene lo stesso Fini abbia ammesso che esiste una componente di ''colombe'' che potrebbe optare per l'astensione pur di non spingere il Paese alle urne. Ma in realta' il governo in questo momento e' alle prese con problemi ancora piu' gravi a livello internazionale. Dalle prime anticipazioni di Wikileaks, al di la' del gossip risaputo, emerge per quanto riguarda l'Italia l'esistenza di una sorta di guerra energetica con gli Stati Uniti: come dice Margherita Boniver, presidente del comitato Schengen, in Libia, Kazakistan e Russia si discute una questione energetica che ha nell'Eni il fulcro strategico. Il premier si muove con autonomia nell' interesse del nostro Paese e ''cio' - spiega - puo' dare fastidio agli Usa''.
''Gli americani hanno dato una coltellata alle spalle a Silvio'', riassume Umberto Bossi, ''nonostante tutto cio' che aveva fatto per loro dopo l'11 settembre''. Parole che la dicono lunga sulla gravita' della crisi diplomatica che va ben al di la' delle denunce delle tante Mata Hari che ruoterebbero attorno al Cavaliere. Ma c'e' un secondo fronte non meno preoccupante per il nostro Paese. La guerra finanziaria in atto da parte della grande speculazione internazionale contro gli anelli deboli dell'euro (Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna) e che si appresta a ferire l'Italia.
Venerdi' scorso il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva messo in guardia contro l'esistenza di una strategia diretta a colpirci e ieri puntualmente e' arrivato l'attacco: l'asta dei titoli di Stato italiani e' andata benissimo (la domanda ha superato l'offerta) ma lo spread con i bund tedeschi ha raggiunto la soglia record dei 200 punti base in piu' (il che significa che il nostro Paese paghera' il 2 per cento in piu' di interessi agli investitori rispetto alla Germania): anomalia dovuta alla pressione speculativa che ha indotto Gianni Letta a rompere il proverbiale riserbo per esprimere ''forte preoccupazione'' per tali turbolenze dei mercati e per il tentativo di coinvolgere l'Italia. Del resto e' da qualche giorno che si avverte il rischio di una pressione che potrebbe incrinare la stessa moneta unica e costringere il governo Berlusconi a una dura manovra correttiva insieme a Spagna e Belgio. Questo e' il tema decisivo delle prossime settimane sul quale si gioca in parte la sopravvivenza del governo: e' chiaro che in una situazione di conflitto interno all'Occidente le elezioni anticipate costituirebbero davvero un salto nel buio, come ha piu' volte ammonito il Quirinale. Anche il governo tecnico e' un'ipotesi che mostra la corda: fallito il tentativo di dividere Bossi da Berlusconi (con il Senatur che gli fornisce uno scudo addirittura contro gli americani), l'esecutivo d'emergenza immaginato da Fini e Casini avrebbe pressapoco gli stessi voti, se non di meno, dell'attuale.
Dunque sarebbe destinato a vita breve e non avrebbe reali possibilita' di fronteggiare la crisi internazionale e la speculazione che muove principalmente dal mondo anglosassone. Ecco perche' Gianni Letta sta esperendo un estremo tentativo di mediazione con Fini e Casini alla ricerca di un punto d'equilibrio. Ma con margini che appaiono esigui. Intanto l'opposizione di sinistra preme perche' Berlusconi si dimetta senza attendere il dibattito del 14. Quanto accaduto a Roma, con la ''militarizzazione'' della Capitale contro la protesta studentesca, costituisce ad avviso di Bersani, Vendola e Di Pietro motivo sufficiente: assenza di ascolto dei giovani e chiusura nel bunker. Il ministro dell'Interno contesta quelle che giudica semplificazioni: c'era il rischio di un nuovo assalto ai luoghi sacri della democrazia, commenta, come avvenuto al Senato e le forze dell'ordine hanno compiuto il proprio dovere, anche nel nome della grande maggioranza silenziosa dei cittadini.






