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Addio all'attrice Rossana Podestà

Rossana Podestà, diva degli anni '50 e '60, morta stamattina a Roma, si raccontava con una frase: ''I sette uomini d'oro è stato il film che mi ha salvato. Da cosa? Dai peplum naturalmente. Dopo Elena di Troia sembrava che non potessi far altro che film mitologici, invece è arrivata la svolta''.

I sette uomini d'oro fu uno straordinario successo di cassetta in tutto il mondo. Solo in Italia incassò una cifra che rivalutata corrisponde a oltre 20 milioni di euro. Lo diresse Marco Vicario, marito della Podestà per circa trent' anni e suo regista in tanti film di successo.

''Mi tolse dai peplum e mi fece imboccare un altro filone'', ricordava ancora la Podestà in un'intervista all'ANSA del maggio 2002: ''Quello della 'femme fatale', aggressiva, conturbante ma spiritosa. Era lui che curava personalmente il mio look: capelli a caschetto e attillatissime tute di pizzo; molto meglio, tutto sommato, dei busti e delle sopracciglia incollate dei film americani''. Ai peplum la Podestà c'era arrivata quasi per caso: nata a Tripoli il 20 giugno 1934 e vissuta in Libia fino a sei anni dove il padre costruiva strade, fece un provino per il film Domani è un altro giorno di Leonide Moguy mentre frequentava il liceo Giulio Cesare di Roma.

E fu il vero inizio della sua carriera perché sul ritorno alla regia di Pabst dopo anni di inattività c'era grande attenzione. 'Life' pubblicò una sua foto di scena: aveva 16 ani e già sembrava una mangiatrice di uomini. Poi un regista messicano, Emilio Fernandez, la scelse come protagonista di La rete, dove interpretava una donna-tigre, terribilmente sexy e aggressiva. Il film andò a Cannes e la lanciò sulla ribalta internazionale. E' a questo punto della sua carriera che arriva Elena di Troia, il kolossal di Robert Wise girato a Cinecittà nel 1956, con Rossana Podestà già forte di una parte in Ulisse con Kirk Douglas. Poi, negli anni d'oro del genere peplum a Cinecittà appunto, arrivarono Sodoma e Gomorra (1961) di Robert Aldrich e Solo contro Roma. Poi finalmente I sette uomini d'oro (1965), seguito da una serie di commedie, tra l'erotico e il brillante, tra cui Homo eroticus e Uccello migratore con Lando Buzzanca.

Anni in cui posò anche nuda per Playboy. Non negava, nella sua naturale autoironia che era parte del suo fascino, di aver fatto ''un sacco di film brutti, anzi bruttissimi'', ma la sua naturalezza era di saper ''fare l'attrice come si fa la commessa, non davo importanza niente. E questo è il mio unico rimpianto - confessava -: ho avuto una grande opportunità e non l'ho sfruttata al meglio. Ma è andata così per un motivo semplice: il cinema non è mai stato la cosa più importante della mia vita, non gli ho mai dato l'anima, solo la 'corteccia'''. Solo nel 1984 era tornata sul set con Segreti segreti per lavorare con un suo grande amico, Giuseppe Bertolucci e quello è stato il suo ultimo film.

Dopo il divorzio da Vicario, aveva lasciato il cinema per stare al fianco del compagno alpinista ed esploratore Walter Bonatti. Proprio a lui, oltre al libro 'Walter Bonatti. Una vita libera' (Rizzoli) ad un anno dalla sua scomparsa - avvenuta a 81 anni a Roma il 14 settembre 2011 - aveva dedicato la sua ultima battaglia: quella contro la fiction K2 - La montagna degli italiani, in onda su Rai1, che a suo avviso aveva reso ''piccola' anche la più grande impresa dell'alpinismo italiano''. In una lettera polemica firmata con Luigi Zanzi (uno dei 'tre saggi' della Relazione Cai del 2004) e Reinhold Messner bocciava la ricostruzione televisiva a loro avviso ''grottesca, risibile e contraria al vero l'immagine, come nel caso di Bonatti, che risulta opposta a quella autentica''.

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