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Pestaggi e retate, è caccia ai migranti a Sfax

Nei video le violenze e le deportazioni nel deserto tunisino

Redazione Ansa

ROMA - A Sfax, la città della costa tunisina, si è ormai scatenata una vera e propria caccia all'uomo, con centinaia di subsahariani che cercano di scappare. La risposta delle autorità e degli abitanti, dopo l'omicidio di un tunisino ad opera di un gruppo di migranti, è durissima: diversi video che circolano sui social mostrano pestaggi, aggressioni ed espulsioni con i residenti che, tra gli applausi, incitano la polizia a cacciare gli irregolari al grido di 'Lunga vita alla Tunisia! Sfax non è una colonia. Fuori, fuori! Vai a casa!'. Mentre il presidente Kais Saied è tornato a usare parole xenofobe: "La Tunisia è un Paese che accetta sul proprio territorio solo chi ne rispetta le leggi e non tollera di essere utilizzata come zona di transito o territorio di insediamento per persone provenienti da più Paesi africani". Centinaia di migranti africani, cacciati da Sfax, sono stati portati - secondo testimonianze raccolte dall'Afp e dalle ong - in zone desertica nel sud del Paese. L'ondata di violenza alimentata da appelli alla vendetta è scoppiata dopo che, a inizio settimana, un migrante (un camerunense, secondo le autorità) ha ucciso un residente di Sfax durante una rissa. E' stata come una miccia: è scattata una raffica di arresti e la dura reazione delle forze di sicurezza. Secondo le Ong, centinaia di loro sono stati portati in autobus in aree desertiche nel sud della Tunisia, alcuni vicino al confine con la Libia e altri quello con l'Algeria, paesi questi ultimi da cui molti migranti erano arrivati. "Non abbiamo niente da mangiare o da bere. Siamo nel deserto", ha detto al telefono all'Afp Issa Koné, 27enne del Mali, raccontando di essere stato portato, con un bus vicino al confine algerino con una decina di altri migranti. I migranti ora cercano di scappare: ieri sono arrivati a Tunisi due treni da Gafsa e Sfax con una settantina di subsahariani a bordo, riportano diversi media locali segnalando che in centinaia avevano affollato la stazione per fuggire. Secondo il deputato tunisino Moez Barkallah 1.200 sono stati espulsi, da fine giugno ad oggi, a partire dalla città di Sfax verso le regioni di confine in Libia e Algeria che supportano questo tipo di operazioni: i migranti vengono rimpatriati a gruppi di 200 e ogni giorno partono da Sfax quattro navette per trasportare i clandestini alle frontiere con l'obiettivo di espellere "3-4 mila migranti entro la fine della settimana". Un quadro che aggrava ancora di più la pressione migratoria dalla Tunisia, con gli sbarchi sulle coste italiane che proseguono senza sosta. Solo oggi a Lampedusa sono stati una trentina con oltre 1.200 arrivi. Sulla situazione incandescente in Tunisia, è intervenuta la portavoce del Servizio di Azione Esterna, Nabila Massrali: "L'Ue continua a seguire le manifestazioni a Sfax contro i migranti irregolari. Come è noto il partenariato con la Tunisia è basato sul rispetto dei diritti dei migranti. Il nostro messaggio alle autorità tunisine è di porre al massimo l'attenzione sulla popolazione e sulle sue condizioni economiche", ha detto mandando un messaggio al Paese. "Le discussioni sono ancora in corso per il Memorandum di intesa", ha ricordato anche il portavoce della Commissione, Eric Mamer, sottolineando che al momento non ci sono aggiornamenti su quando il commissario all'Allargamento Olivier Varhelyi sarà a Tunisi per la firma.

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