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L'ombra dei nazisti sull'asta di gioielli del secolo

Una fortuna "creata sullo sfruttamento degli ebrei"

Redazione Ansa

 L'ombra del nazismo pesa sulla vendita di gioielli del secolo: zaffiri, rubini, smeraldi incastonati in collane, braccialetti e orecchini, tra cui l'eccezionale Briolette dell'India, un diamante da 90 carati stimato quasi otto milioni di dollari, sono finiti nella bufera per i legami che il marito della donna austriaca che li ha posseduti ha avuto con il Terzo Reich.
    Heidi Horten, che e' morta l'anno scorso, si era sposata diciannovenne con un tedesco di tre decenni piu' vecchio da cui negli anni Ottanta ha ereditato quasi un miliardo di dollari. I 700 monili dovrebbero andare all'asta nel mese di maggio da Christie's a Ginevra e online. Gli incassi previsti di oltre 150 milioni di dollari - piu' del record di 137 milioni stabilito dai gioielli di Liz Taylor nel 2011 - sono destinati a una fondazione di Vaduz in Svizzera a cui fa capo un museo nel cuore della vecchia Vienna e altre iniziative filantropiche in campo medico.
    Christie's, rispondendo alle critiche, si e' impegnata a girare parte dei proventi alle ricerche e l'educazione sull'Olocausto.
    I problemi sono nati andando a scavare negli annali di famiglia. Christie's stessa ha ammesso che Helmut Horten, il marito di Heidi, ha costruito la sua fortuna acquistando società di ebrei costretti a vendere dal regime di Hitler. "Siamo consapevoli che c'è dietro una storia dolorosa", ha detto Anthea Peers, presidente della casa d'aste per l'Europa, il Medioriente e l'Africa: : "Abbiamo valutato i diversi fattori e il bene che fa la fondazione ha avuto il sopravvento".
    Altri esperti di storia e Stephanie Stephan, figlia di un uomo d'affari ebreo nel board di una societa' di Amsterdam target di Horten durante il nazismo, pensano invece che l'impegno filantropico non sia ragione sufficiente per mandare avanti una vendita che rischia di stendere un velo pietoso sulle origini della fortuna della famiglia. La Stephan, una giornalista basata a Monaco, cita la dichiarazione giurata di un collega del padre secondo cui il tycoon aveva minacciato di deportare i proprietari ebrei nei lager se avessero resistito all'acquisizione. "Horten mise le basi della sua ricchezza durante il Terzo Reich comprando a prezzo di sconto da ebrei che erano forzati a svendere", ha affermato David de Jong, autore di un recente libro sui miliardari tedeschi. De Jong cita, tra gli esempi, l'acquisto dei grandi magazzini Alsberg di Duisburg per neanche il 65 per cento del loro reale valore. Horten, che all'epoca aveva 27 anni, pubblicizzo' l'acquisto su una rivista del partito nazista affermando che il negozio era "passato in mani ariane".
    L'anno scorso uno storico assunto da Heidi Horten per indagare sulla fortuna di famiglia ha confermato che il marito si avvantaggio' dall'acquisto di di imprese di ebrei, ma che il livello di ricchezza conseguito in questo modo non deve essere sopravvalutato. Inizialmente, ha scritto nel dossier Peter Hoeres, il Horten pago' "prezzi normali di mercato" per le societa' di ebrei e fu in generale "relativamente giusto" nelle sue valutazioni, specialmente in confronto a quanto fatto da altri suoi colleghi pur dovendo navigare le complesse relazioni con i nazisti.
   

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