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Con l'addio a Piccioli per Valentino finisce un'epoca

Lo stilista lascia dopo 25 anni. Ora si pensa alla successione

Redazione Ansa

Con l'uscita di Pierpaolo Piccioli dalla guida creativa della maison Valentino, si chiude un'epoca, quella che parte dalla fondazione nel 1960 della maison di piazza Mignanelli a Roma da parte di Valentino Garavani, fino al suo addio nel luglio 2007, proseguendo con la continuità e la modernizzazione del marchio apportata dalla visione moderna di Pierpaolo Piccioli.
 

 



    Nato 56 anni fa a Nettuno, vicino Roma, cittadina sul mare dove ha conosciuto sua moglie Simona e dove hanno cresciuto i loro tre figli, lo stilista aveva fatto il suo ingresso nella Valentino, nel 1999, assieme a Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa dal 2016 della maison Dior, con cui aveva studiato all'Istituto Europeo di Design e con cui aveva fatto una prima esperienza lavorativa da Fendi. Da Valentino i due stilisti cominciarono a lavorare per la linea accessori, ma presto collaborano anche per altre linee a fianco del maestro Garavani, contribuendo a valorizzare i codici del brand e a conferirgli nuova linfa vitale. Nel 2007, Valentino Garavani si ritirò e lasciò la direzione creativa della maison, acquisita nel 2002 dal Gruppo Marzotto, alla designer Alessandra Facchinetti. Ma dopo appena un anno, nel 2008 il timone passò a Chiuri e Piccioli fino al 2016, anno in cui le strade dei due designer si divisero: lei passò al timone della Dior, prima donna e italiana per giunta a guidare la maison francese e lui restò alla guida della Valentino.
 

 



    Piccioli è molto stimato dalla critica e dal pubblico per le collezioni impeccabili dal punto di vista sartoriale, ma contemporanee e innovative nelle linee e nei colori. Tra le più apprezzate degli ultimi anni ci sono quella dedicata alla camicia bianca nel 2019. Quella presentata al Teatro Piccolo a Milano nel 2021 durante iL lockdown, anziché a Parigi, per dare un sostegno agli artisti danneggiati dalla pandemia. E quella in cui introdusse con Pantone il "rosa Valentino", chiamato Pink P.P. che colorò un'intera collezione nel 2022, dagli abiti alle scarpe. Nonchè le vetrine delle boutique Valentino di tutto il mondo. Lo stilista è noto anche per il suo impegno verso l'inclusività e la diversità e per aver valorizzato il lavoro delle sarte e dei sarti del suo atelier, che lo hanno accompagnato spesso in passerella alla fine delle sfilate. Oltre ad aver contribuito a portare l'azienda a 1,4 miliardi di euro di ricavi nel 2022, si è aggiudicato importanti premi come il Designer of the Year 2022 ai British Fashion Awards. Nel 2019 è stato inserito dal magazine americano Time nella lista delle 100 persone più influenti al mondo. La sua ultima collezione che ha sfilato a Parigi tre settimane fa, s'intitolava Le noir, ed era drammaticamente tutta colorata di nero: quasi un presagio o un messaggio dell'imminente fine della sua storia d'amore con la maison Valentino, durata 25 anni.
    Ora nuovi scenari si aprono sulla successione della guida della griffe. Secondo i rumors potrebbero esserci in ballo Maria Grazia Chiuri o Alessandro Michele, ex direttore creativo di Gucci. Del resto lo scorso luglio il gruppo del lusso francese Kering, che possiede tra gli altri anche il marchio Gucci, aveva acquisito il 30/% della Valentino da Mayhoola, società del Qatar che detiene ancora la maggioranza del marchio. L'acquisizione prevede che Kering possa ottenere il pieno controllo del capitale sociale di Valentino entro il 2028. Così tutto potrà succedere nei valzer delle poltrone più ambite del mondo della moda. (ANSA).
   

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