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La separazione con Valentino, per Pierpaolo Piccioli "è sempre un inizio che parte dalla fine''

L'ultima intervista da direttore creativo a The Hollywood Repoorter Roma

Redazione Ansa

Nel lavoro: la fine o l'inizio? ''È sempre un inizio che parte dalla fine. Comincio ogni collezione dall'errore della precedente. Nell'errore c'è un bivio e un'esitazione, ci torno e riparto. È molto importante per me procedere a ritroso: cominciare dalla visione finale. Voglio raccontare la morbidezza negli uomini, per esempio, e penso al cielo. A ritroso tutto si allinea. Diciamo quasi tutto''.
 

 



    Lo dice Pierpaolo Piccioli, che il 22 marzo ha annunciato con una nota congiunta con la maison la fine della collaborazione con Valentino, nell'ultima intervista da direttore creativo rilanciata  da Hollywood Reporter. È stata pubblicata per la prima volta nell'edizione cartacea di The Hollywood Reporter Roma, Corpo Libero. L'intervista è stata raccolta dall'ex direttrice di THR Roma Concita De Gregorio che gli aveva chiesto: Il consenso o l'eresia? ''Non puoi generare consenso se cerchi solo quello. Del resto, quando crei solo consenso non stai facendo niente di nuovo. Il progresso nasce sempre dalla rottura. Non adattarsi all'opinione degli altri. Chi si adatta non crea mai una nuova rotta, non suscita un desiderio. Al massimo, e di solito per poco, crea effimera popolarità per sé stesso''.
    Ma il rosa non è nero, è rosa? ''Era il colore stereotipo di un certo tipo di femminilità. Il segno di un colore dipende dal tempo. Nel Cinquecento il rosa era maschile perché veniva dalla porpora. Il manto della Madonna era celeste. Cambiare il senso di un colore, dargli un altro significato mi sembra rilevante. Togliere quell'immagine di femminilità remissiva, restituire potere alle donne sul terreno più arduo: il clichet. Questo è il Pink'', risponde Piccioli.
    Qualcuno ha avuto da obiettare? ''Sempre. Ma conta il risultato. Cosa arriva alle persone. Se dopo due anni sono pink anche le borse delle catene di supermercati allora qualcosa ha funzionato. Una sintonia con un bisogno, forse.''.
 

 



    La nudità è strumento di seduzione o gesto di libertà? ''Certamente è libertà. Ho fatto una collezione che pensavo come un giardino dell'Eden prima del peccato originale. Volevo liberare il corpo delle donne dallo sguardo desiderante, quindi giudicante. Se ti dicono 'non ti devi scoprire, donna, così non sarai aggredita' io non sono d'accordo ed è mia responsabilità partecipare a questo discorso pubblico''.
    Lei è femminista? ''Il femminismo non è delle donne. Non devi fare parte di una minoranza per rappresentarla. O sei civile o sei incivile. Tutti siamo nella battaglia. Il mondo è brutto? Non voglio rifletterlo ma immaginarlo migliore. Sì, sono femminista. Ovviamente".

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