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Salute mentale senza pregiudizi, chiedere aiuto non è sintomo di debolezza

Pensieri sbagliati? La psicoterapia serve. Tre consigli pratici per ridurre lo stressa al lavoro

Redazione Ansa

Brad Pitt, Selena Gomez, Jennifer Aniston e il principe Harry sono solo alcune delle celebrità che hanno dichiarato di aver intrapreso un percorso psicologico. In Italia, si inizia a parlarne più apertamente da non molto; Andrea Delogu, ad esempio, ha raccontato su X: “festeggio i dieci anni di analisi. All’inizio non potevo permettermelo e ho fatto i debiti, ma sentivo che era l’unica strada per salvarmi. Avevo ragione. Auguri a me!”. Non sono naturalmente mancati commenti al vetriolo al suo post, a conferma di come, in Italia, ci sia ancora molta disinformazione sull’analisi e gran parte dell'opinione pubblica pensi che lo psicologo serva a curare malattie mentali serie, patologie, nel caso contrario è solo una perdita di tempo e denaro. Anche il consumo annuo di antidepressivi, pari a 36,5 milioni di confezioni, vede la maggior parte delle prescrizioni effettuata da medici generici e non da psichiatri, a riprova di quanto ci sia ancora da fare per scardinare pregiudizi e tabù sulle figure di aiuto dedicate al benessere mentale. 
Sebbene sia in aumento la consapevolezza di quanto il proprio benessere interiore sia importante al pari della salute del corpo, è necessario fare chiarezza sulla reale utilità di queste professioni. “Spesso, il nocciolo della questione, sta nel come si comunica il benessere interiore e gli strumenti a disposizione per raggiungerlo” - spiega Erica Holland, Counselor Sistemica e founder di Successo Etico in occasione della Giornata mondiale dedicata alla salute mentale il 10 ottobre - la felicità, lo star bene psicologicamente, non è una condizione scontata, in determinate situazioni è necessario conquistarla, rivolgendosi a un esperto, dal counselor, al coach, al terapeuta con varie specializzazioni e formazioni. Chiedere aiuto non è mai sintomo di debolezza bensì di potere; il potere di creare per noi la vita che desideriamo. Per cambiare questa tendenza, dobbiamo quindi fare in modo che rivolgersi a un professionista non sia un tabù”.
“Per il professionista del cambiamento, i social rappresentano una grande opportunità di crescita e di aiuto, è importante, però, che vengano utilizzati in modo consapevole e strategico. L’approccio di Successo Etico - afferma Holland - è quello di apportare valore, ad esempio mettendo a disposizione online dei contenuti gratuiti sul cambiamento personale, migliori anche di quelli a pagamento. Questo è un modo di posizionarsi bellissimo per il professionista, perché dà voce e dà spazio per aiutare tante persone, superando anche i limiti legati al tempo a disposizione per poterlo fare. Workshop e contenuti gratuiti di qualità portano molte persone a stare meglio e a riporre fiducia nei confronti del professionista, andando a scardinare dubbi e timori che perdurano da tanto, troppo tempo. Si tratta di un approccio win win”.
È importante non dimenticare che il benessere interiore può prosperare, se in primis i professionisti che se ne occupano possono lavorare serenamente. Nel 1975 la psichiatra americana Christina Maslach impiegò il termine “Burnout” per indicare la sindrome da esaurimento emotivo, che colpiva principalmente le “helping profession” o le “high-touch”, categorie di operatori che offrono educazione, sostegno e cure alle persone in difficoltà, inclusi medici, psicologi e psicoterapeuti. Maslach aveva individuato tra le cause di questo malessere il sovraccarico e la mancanza di controllo sul proprio lavoro, le gratificazioni insufficienti e la scarsa remunerazione.

#PensatiGiusto: “Non esistono pensieri sbagliati, ma solo persone giuste con cui parlarne”

In ogni fase della vita e in ogni ruolo che rivestiamo, può capitarci di nutrire pensieri ambivalenti per i quali potremmo sentirci inadeguati, a volte persino sbagliati. Queste emozioni contraddittorie spesso ci bloccano, altre volte le reprimiamo per paura di affrontarle o perché temiamo il giudizio degli altri, quando, invece, sarebbe importante imparare a comprenderle, accettarle e accoglierle. Circa 2 Italiani su 3 (69%) affermano di avere avuto almeno una volta dei pensieri negativi sulle proprie scelte o di essere insoddisfatti della vita che stanno vivendo. Questo dato è significativamente più alto fra le donne (74%), i residenti al sud (76%) e nella fascia più giovane della popolazione, quella tra i 18 e i 34 anni (76%).  Sono sempre 2 su 3 (68%) coloro che, invece, dichiarano provare sentimenti contrastanti in relazione a situazioni di vita quotidiana. Questo è quanto è emerso dallo studio condotto da Unobravo in sinergia con l’istituto di ricerca YouGov. A fare da fil rouge a tutta la campagna è lo slogan “Non esistono pensieri sbagliati, ma solo persone giuste con cui parlarne”, con cui Unobravo intende enfatizzare che non esistono pensieri sbagliati, ma solo emozioni e sentimenti che, per la loro complessità, possono necessitare di un’analisi più approfondita per essere processati e accettati. In questo senso, la psicoterapia può costituire una risorsa preziosa. Guidati dal terapeuta, possiamo intraprendere un viaggio di scoperta dentro noi stessi per conoscerci meglio, imparare ad accogliere la nostra sfera emotiva e a guardare alla realtà con nuovi occhi.

I numeri del disagio

in Italia 17 milioni di persone soffrono di un disturbo mentale e la percentuale di persone che soffrono di problemi psichici è passato dal 6 al 32%.  L’Organizzazione Mondiale Sanità (OMS) prevede che nel 2030 la depressione sarà la malattia più diffusa e 2.9 milioni di famiglie italiane vivono in povertà con quote di disagio e fragilità̀ nei territori che hanno coinvolto in modo diverso persone e famiglie, non sempre provenienti da vissuti di povertà e disagio sociale. 

Non posso permettermi di stare male

Tutti hanno sentito sulla propria pelle le ripercussioni di questo periodo storico-sociale, ma le famiglie con figli minori, le lavoratrici e i lavoratori precari, le donne, i giovani e gli immigrati certamente più degli altri ricordandoci l’esistenza in ogni tempo e a ogni latitudine di “anelli fragili” della nostra società che, sganciati da progetti di solidarietà, accompagnamento e cura, rischiano di isolarsi e staccarsi dal contesto sociale in cui vivono. Anelli fragili che Mama Chat, sin dalla sua nascita, si batte per aiutare e supportare attraverso i suoi servizi di supporto psicologico, chat online gratuita e anonima e video-terapie a prezzi calmierati condotte da un team altamente specializzato e formato a rispondere anche ai casi più gravi.  «Dalla fondazione nel 2017, abbiamo visto un aumento costante dei numeri di persone che si rivolgono a noi, raggiungendo oltre 36.500 casi seguiti nella nostra chat e oltre 1500 pazienti. Negli ultimi due anni abbiamo constatato anche che le crescenti difficoltà economiche impediscono a molti di accedere a cure in tempi brevi», dice Margherita Fioruzzi, Ceo di Mama Chat. «Per dare risposta concreta a tutte quelle persone escluse dal sistema (sociale, sanitario e di assistenza) per diversi motivi abbiamo creato il Fondo Terapia Sospesa con il quale raccogliamo donazioni per garantire percorsi gratuiti a chi ne ha più bisogno. Una persona che risolve il suo malessere psicologico, oltre a beneficiarne direttamente, può anche influire positivamente nelle comunità in cui vive: famiglia, lavoro, società». Il Fondo Terapia Sospesa si pone obiettivi importanti: donare un percorso gratuito di 8 sedute di psicoterapia a un numero sempre maggiore di persone in difficoltà. L’iniziativa è rivolta a sostenere chiunque si sia trovato a pensare “non posso permettermi di stare male”, frase scelta come claim della nuova campagna che viene lanciata in occasione della Giornata della Salute Mentale del 10 ottobre. 
Le fragilità, le situazioni di debolezza che portano alle richieste di aiuto accolte e ascoltate dalle psicologhe e terapeuti sono diverse: precarietà economica, tempi giurassici del sistema sanitario pubblico, ma anche vissuti personali che impediscono l’emancipazione dal disagio psicologico come le situazioni di violenza domestica, la dipendenza economica di figli adulti da genitori o le maternità difficili che vengono di volta in volta valutati. Solo nel 2022, le richieste di supporto psicologico a Mama Chat sono aumentate del 39%.

Tre consigli per ridurre lo stress sul lavoro e migliorare la concentrazione

Fatichiamo a rimanere concentrati sul presente, su ciò che stiamo effettivamente vivendo, provando e sperimentando. Il che non è sempre un male: il ricordo di certi momenti positivi può farci stare bene. Il punto è che secondo alcuni studi sembrerebbe che passiamo molto più tempo a rimuginare e a immaginare quello che potrebbe accadere o che vorremmo accadesse, che non a occuparci del presente. Ma passare il tempo a immaginare come potrebbe andare la nostra vita non basta a far accadere le cose.
Vivere nel futuro o nel passato toglie concentrazione e genera stress.
E' importante portare l’attenzione sui meccanismi che possono farci vivere male le ore passate in ufficio con i colleghi, generando ansia e stress, i principali fattori che portano allo sviluppo di disturbi mentali. Proprio lo stress è ormai considerato un male del nostro secolo: i dati sono allarmanti, si parla di 6 milioni di Italiani che soffrono di “stress da lavoro correlato”, di cui il 60% donne. Prevenire si può, anche in azienda, e migliorare il nostro benessere psico-fisico è anche più facile di quel che si creda. Ma soprattutto si può cercare di migliorare la nostra capacità di attenzione. Rimanere concentrati, infatti, diminuisce la possibilità di sentirsi stressati perché si riescono a portare a termine le mansioni con maggiore semplicità e in meno tempo. Esistono degli esercizi concreti da mettere in atto per allenare il proprio cervello a mantenere la concentrazione, a saper gestire le emozioni, riducendo quelle negative.
Tre consigli per ridurre lo stress sul lavoro e migliorare la concentrazione
Negli ultimi anni ci siamo tutti concentrati sul tentativo di bilanciare gli equilibri tra vita privata e quella lavorativa, forse dimenticando che il lavoro occupa la maggior parte delle giornate di quasi tutti noi. Non si può pensare che la nostra vita lavorativa -  le mansioni, le consegne, il capo, i colleghi, l’ambiente - non abbia un impatto su di noi. E se alcune cose, è vero, non dipendono da noi, altre invece possiamo imparare a migliorarle. In particolare abbiamo individuato 3 attività che ci possono aiutare a ridurre ansia e stress sul posto di lavoro:
Single Tasking
In un’epoca che ci sprona al multi-tasking, è giunto il momento di tessere lodi al suo opposto, il single tasking, che vuole dire focalizzarsi su un’attività per volta, senza lasciarsi prendere dalla tentazione e dalla superficialità del fare tante cose insieme, puntando alla qualità e non alla rapidità. Facendo una cosa alla volta, si raggiungono risultati migliori e in meno tempo. Passare da un compito all’altro ci fa, invece, ingannevolmente pensare di poter portare avanti tanti compiti, senza lasciare indietro nulla, anche se in realtà ogni volta che ci interrompiamo per fare qualcosa di nuovo il nostro cervello ha bisogno di tempo per ritrovare la concentrazione.
Un consiglio pratico
Per contrastare la nostra tendenza al multi-tasking, faremo attenzione a riconoscere se e quando stiamo iniziando un’attività senza aver terminato la precedente o se stiamo saltando da un’attività all’altra, cercheremo di notare quando veniamo distratti e da cosa (in generale dovremmo eliminare il più possibile gli stimoli emotivi e sensoriali) e infine impareremo a concederci una pausa ogni volta che la concentrazione cala, aiutandoci a tornare focalizzati sulle nostre priorità, afferma Alisia Galli, Psicologa Clinica e Leader Pillar Mentale di Fitprime, piattaforma di servizi di welfare aziendale rivolti al benessere della persona.
Ascolto delle emozioni
Un’altra falsa credenza sul lavoro riguarda le emozioni. Ci hanno sempre detto di lasciarle fuori dall’ufficio, ma non è possibile. Non possiamo come essere umani non provare emozioni e anzi cercare di sopprimerle può solo causare problemi. Bisogna praticare l’ascolto delle emozioni, che invece sono nostre grandi alleate, per avere più risorse. Possiamo considerare le nostre emozioni come delle bussole che ci indicano la strada da seguire e le decisioni da prendere. In questo senso bisogna anche imparare a riconoscere che lo stress è un campanello di allarme, come ogni sensazione fisica: non va ignorato né dobbiamo preoccuparci solo di eliminarlo, ma piuttosto va ascoltato, dicendosi “Perché sono in ansia? E cosa potrebbe aiutarmi a non provarla?”.
Il consiglio
Rispetto alle emozioni, alla necessità di diventare più tolleranti verso di esse, dobbiamo semplicemente accettare ciò che non possiamo cambiare perché è l’unico modo per sentirsi davvero liberi.
La mindfulness
La mindfulness di cui sentiamo parlare molto è una pratica che fonde alcuni principi della psicoterapia con tecniche di meditazione orientale, utili a migliorare la qualità della propria vita personale e professionale. La mindfulness è uno stato della mente che porta a uno stato di consapevolezza, portando intenzionalmente l’attenzione al momento presente in maniera non giudicante e gentile. Si può praticare in maniera formale prendendosi 10 minuti per stare a contatto con i propri pensieri, portando l’attenzione al proprio respiro. In ufficio la mindfulness diventa brain training, ossia un allenamento per imparare a riconoscere lo spazio tra lo stimolo attivante (una consegna imminente, un capo che incute timore e così via) e la nostra risposta/reazione, per imparare a diventare più consapevoli dei nostri schemi di pensiero. Ad esempio, se notiamo che ogni volta che il collega si lamenta, ci innervosiamo e perdiamo la concentrazione, potremo essere più pronti la volta successiva a prevenire la nostra reazione.
Il consiglio
Un esercizio usato dalla mindfulness è chiamato “S.T.O.P.”, acronimo inglese che riunisce le quattro indicazioni per entrare in contatto con il momento presente. Stop: stacca da ciò che stai facendo; take a few deep breaths: fai alcuni respiri profondi; observe: osserva ciò che stai sperimentando in questo momento, inclusi pensieri, emozioni e sensazioni fisiche; proceed: riprendi il lavoro con la nuova consapevolezza che hai raggiunto.

Ogni anno, 12 miliardi di giorni lavorativi vengono persi a causa di ansia e depressione

La salute mentale in ambito lavorativo ha acquisito sempre più importanza: stress, sfide quotidiane, ricerca dell’eccellenza vengono considerati come fattori che possono contribuire allo sviluppo di problemi legati alla salute psicologica. Secondo la World Health Organization, ogni anno, 12 miliardi di giorni lavorativi vengono persi a causa di ansia e depressione, costando una perdita in produttività che equivale a circa un trilione di dollari. Il benessere mentale dei dipendenti, spesso sottovalutato dalle organizzazioni moderne, è un tesoro nascosto e se trascurato, può diventare una fonte di sfide personali e professionali. DaVinci Salute, HealthTech scale-up italiana che si occupa di salute digitale, riconoscendo la stretta correlazione tra benessere mentale e produttività,  ha completamente rinnovato e potenziato il servizio di benessere psicologico per offrire sempre più risorse e supporti a tutela della salute mentale: accesso a consulenze professionali, sessioni di coaching, risorse educative e strumenti di gestione di stress, ansia e genitorialità.

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