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Tripudio di galassie nelle immagini del telescopio italiano Vst

Installato in Cile, è gestito interamente dall'Inaf

Redazione Ansa

Tre nuove immagini mozzafiato di galassie lontane, che interagiscono fra loro o che formano gruppi e ammassi, sono state catturate dal telescopio italiano Vst (Vlt Survey Telescope) in Cile e presentate in occasione del convegno dedicato alle attività scientifiche del telescopio, presso l'Auditorium nazionale dell’Istituto Nazionale di Astrofisica a Napoli. 

La prima delle tre immagini ritrae Eso 510-G13, una curiosa galassia lenticolare a circa 150 milioni di anni luce da noi, in direzione della costellazione dell’Idra. La seconda immagine mostra un quartetto di galassie, chiamato Hickson Compact Group 90 (Hgc 90), che si trova a circa 100 milioni di anni luce dalla Terra, verso la costellazione del Pesce Australe. La terza immagine mostra invece un raggruppamento di galassie molto più ricco e ancora più distante: è l’ammasso di galassie Abell 1689, che contiene più di 200 galassie e si può osservare nella costellazione della Vergine. 

Il Vst è un telescopio ottico dal diametro di 2,6 metri, costruito in Italia e operativo dal 2011 presso l'Osservatorio europeo australe (Eso) di Paranal, in Cile. Da ottobre 2022, il telescopio è gestito interamente da Inaf attraverso il Centro Italiano di Coordinamento per Vst presso la sede Inaf di Napoli, con il 90% del tempo osservativo dedicato alla comunità astronomica italiana. Il Vst è specializzato nelle osservazioni di grandi aree del cielo grazie alla sua fotocamera a grande campo, OmegaCam, un vero e proprio 'grandangolo celeste' in grado di immortalare una porzione della volta celeste larga due volte il diametro apparente della Luna piena. 

Oltre alle immagini raccolte per la ricerca astrofisica, nell’ultimo anno il telescopio ha condotto un nuovo programma dedicato al grande pubblico, osservando nebulose, galassie e altri oggetti celesti iconici durante alcune notti di Luna piena, nelle quali la luminosità del nostro satellite naturale disturba l’acquisizione dei dati scientifici. Nuove immagini saranno pubblicate nei prossimi mesi.

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