(ANSA) - MILANO, 23 GEN - Sviluppato alla fine del 1989 ed
effettivamente lanciato all'inizio del 1990, quest'anno il
ransomware compie 35 anni. Il tipo di virus, che cripta i dati e
richiede un riscatto per il loro rilascio, è nato con il trojan
Aids e si è evoluto rapidamente, diventando una delle principali
preoccupazioni per la sicurezza informatica a livello globale
anche a causa dell'avvento dell'IA generativa, che rende più
semplice creare codice malevolo, senza grosse conoscenze
informatiche.
Oggi, gruppi hacker organizzati e specializzati prendono di mira
aziende di ogni dimensione e settore, sfruttando anche
l'intelligenza artificiale, per colpire più a fondo e causare
perdite economiche ingenti. Il ransomware si diffonde attraverso
diverse tecniche, come email di phishing, vulnerabilità nei
software e attacchi alle reti aziendali. Una volta infettato un
sistema, cripta i dati rendendoli inaccessibili. I criminali
informatici richiedono quindi un riscatto, spesso in
criptovalute, in cambio della chiave. Come ricorda Cisco Talos,
pagare non garantisce il recupero dei dati, anzi può finanziare
ulteriori attività criminali. "Il ransomware ha un tallone
d'Achille: il backup. In caso di attacco e crittografia, è
possibile ripristinare le informazioni utilizzando una copia -
spiegano gli analisti - allo stesso tempo, il rafforzamento
delle difese software, i miglioramenti della rete e
l'aggiornamento delle patch sono fondamentali". (ANSA).
Dai floppy all'IA, 35 anni fa il lancio del primo ransomware
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