(ANSA) - ROMA, 16 LUG - Il The Long Hello composto di
tappetini da ufficio di Nicole Wermers. La grande parete delle
bandiere di Pierre Bismuth, che sovrappongono vessilli dei Paesi
"ospitanti" con quelli della nazione dei migranti maggiormente
accolti (per l'Italia è il Bangladesh). E ancora il grande Demos
Gold Bar di Andreas Angelidakis che troneggia con 46 moduli in
similpelle dorata. Fino alle Martellate con cui Marcello
Maloberti, pennarello su carta, esprime il suo dissenso, tra il
serio e il faceto, confessando "Io odio il design". Riparte da
qui la storia del Macro, il museo d'arte contemporanea costruito
tra le mura storiche del birrificio Peroni e le architetture
nuove di Odile Decq, che da oggi diventa ufficialmente Museo per
l'Immaginazione preventiva sotto la guida del neo direttore Luca
Lo Pinto. Primo appuntamento, rimandato causa emergenza
sanitaria, il suo Editoriale, tassello inaugurale del progetto
triennale che fino al 2022 concepirà il museo come un grande
magazine e che fino al 27 settembre raccoglie quasi 40 artisti,
attraversando generi, stili e generazioni, dalla A di Xavier
Aballì fino a Eduardo Williams & Marian Blatt. In tutto 150
opere, molte create per l'occasione o mai esposte, che dilatano
lo spazio espositivo occupando 10 mila metri quadri di spazi,
anche normalmente non destinati all'esposizione. "Riaprire a
luglio - dice Lo Pinto - è una scelta, anche per superare il
concetto del grande evento, che alla fine riguarda solo una
nicchia di persone. La gratuità rende il Macro una sorta di
rifugio, dove passare, guardare anche solo una parte delle
opere, ritornare". Ad agosto, si "uscirà" invece dalle mura con
Tracce/Traces, mostra di Lawrence Weiner, con una serie di
banner aerei sul litorale tra Ladispoli e Anzio. Per metà
ottobre, già pronto "un programma di progetti", prosegue il
direttore, mentre "il 3 dicembre aprirà il Museo impaginato".
(ANSA).
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