Piemonte

Soccorritori al Mottarone, 'una scena apocalittica'

La tragedia nei ricordi dei primi ad arrivare alla cabina

I resti della cabina della funivia

Redazione Ansa

Due anni dopo quel 23 maggio, nella loro mente le immagini sono ancora vivide, come se l'incidente fosse accaduto da poche ore. Luoghi, persone, gesti, tutto è stampato tra i ricordi di chi sul Mottarone ha prestato i primi soccorsi: "Sono appassionato di mountain bike e quella mattina ero a passeggio in bicicletta" racconta all'ANSA Matteo Gasparini, capo del Soccorso alpino Valdossola. "Ero insieme a un pilota di elicotteri, lui ha ricevuto una telefonata in cui gli dicevano che era venuta giù la funivia del Mottarone. Erano i primi momenti, io ho interrotto il mio giro e sono tornato a casa per gestire la situazione: ho mandato sul posto la squadra di Omegna, competente per il territorio".
    "Io sono arrivato un'ora dopo ed è stata la mia fortuna - prosegue Gasparini -. Quel tempo è stato sufficiente per arrivare in un momento in cui alcuni corpi erano coperti dai teli. Dalla funivia, dove c'erano quattro o cinque corpi, però ho notato che usciva quello che mi sembrava il braccio di un bambolotto.. ricordo di aver pensato 'Cavolo, ma c'erano anche dei bambini?'. Poi ho capito che non si trattava di una bambola".
    "Abbiamo lasciato la macchina in cima al Mottarone e siamo scesi nel vallone a piedi - aggiunge il luogotenente James Lui, comandante della stazione di Stresa dei carabinieri -. La prima cosa che balzava agli occhi è che non c'era più il cavo traente.
    Vedendo che il cavo portante c'era ancora, però, inizialmente pensavamo che la cabina fosse ancora appesa. Invece abbiamo fatto cinque-seicento metri, siamo arrivati al primo pilone e abbiamo visto una scena devastante, apocalittica: c'erano corpi sparsi ovunque, in un raggio di 70-80 metri dalla cabina, alcuni dei quali irriconoscibili". Venendo sbalzati fuori, "avevano colpito i tronchi: i loro volti erano sfigurati". I primi a giungere sul posto sono stati proprio i carabinieri: al loro arrivo, ricorda Lui, "c'era soltanto l'escursionista che aveva dato l'allarme, un signore che stava praticando il massaggio cardiaco a uno dei bambini mentre il 118, al telefono, gli stava dicendo che cosa fare".
    Quelle stesse immagini, nonostante i due anni trascorsi, restano impresse anche in chi, in quella funivia, lavorava: "Non è bello ciò che abbiamo visto io e i miei colleghi, qualcosa di brutto l'incidente me lo ha lasciato - il ricordo affidato all'ANSA di Pietro Tarizzo, che quel giorno era in turno -.
    L'unica cosa che mi sento di dire è che spero che si venga il più presto possibile alla verità, che si trovi chi deve pagare".
   

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