Puglia

Associazioni a Urso, riavvio altoforno bomba inquinante

Martedì riparte Afo1. Manifesto a Taranto: "Bruci la città"

Redazione Ansa

(ANSA) - TARANTO, 12 OTT - "Probabilmente, lei schiaccerà un tasto, un interruttore o qualcosa del genere. Sarà un atto simbolico, naturalmente, del quale andrà fiero.
    Quel tasto, quell'interruttore non avvierà un altoforno, ma innescherà una nuova bomba di elevato potenziale inquinante, i cui venefici risultati ricadranno su centinaia di migliaia di esseri umani - bambini, donne uomini -, minandone ulteriormente la salute". Lo scrivono cittadini, associazioni e comitati di Taranto in una lettera aperta al ministro delle imprese e made in Italy Adolfo Urso che martedì 15 ottobre sarà a Taranto per la ripartenza dell'Altoforno 1 dello stabilimento Acciaierie d'Italia, fermo da agosto 2023. Gli attivisti hanno fatto affiggere un grande manifesto in viale Magna Grecia, a Taranto, con la scritta "Bruci la città, riavvio di Afo 1, progetto rigassificatore, ricche fuffe e cotillon" e una dedica a Massimo Battista, ex operaio Ilva e consigliere comunale che denunciò l'inquinamento, stroncato nei giorni scorsi da un tumore.
    "Pochi giorni fa - aggiungono cittadini e associazioni rivolgendosi al ministro - lei ha anche annunciato che il presunto "piano industriale e ambientale" verrà presentato nel 2025. Il che vuol dire, tra le altre cose, che quello con cui lei sta sponsorizzando ora la ripartenza del siderurgico, sia lo stesso piano che é stato bocciato in precedenza perché fuori dagli standard ambientali".
    "Lei - attaccano ancora gli attivisti - sorriderà, stringerà mani di personalità istituzionali e non, forse brinderà a un successo che il suo governo ha così prepotentemente voluto. Fino a che punto si possono spremere i lavoratori e gli operai per il profitto? Fino a che punto può negare le evidenze medico-scientifiche? Fino a che punto può chiudere gli occhi davanti a ben 5 condanne dello Stato italiano da parte della Cedu per non aver tutelato la vita dei cittadini di Taranto e di tutti i lavoratori? È tutto questo - concludono - per niente.
    Perché sappiamo bene che quella fabbrica non ha futuro e che non può essere salvata". (ANSA).
   

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