Sardegna

Pecorino Romano, aumentano produzione (+12,4%) e valore (+16%)

Vola sui mercati esteri e cresce con i progetti internazionali

Redazione Ansa

(ANSA) - ORISTANO, 01 LUG - Il Pecorino Romano non conosce battute d'arresto sul mercato nazionale e internazionale: nella campagna 2022-2023 la produzione si è attestata a 366mila quintali, in aumento del 12,4% rispetto alla precedente, e il valore annuale medio delle vendite è stato pari a 13,48 euro al chilo, in incremento rispetto al 2022 di oltre il 16%. Un elemento, questo del prezzo, che ha portato grande giovamento all'intera filiera.
    Un prodotto in piena salute, dunque, che in Sardegna spinge il comparto dell'agroalimentare con circa 500 milioni di fatturato annuo alla produzione e che resta un punto di riferimento fondamentale nel settore del formaggio ovino nelle altre due zone di produzione, il Lazio e la provincia di Grosseto.
    Oggi, a Oristano, l'assemblea dei soci del Consorzio di tutela ha dato il via libera al bilancio annuale del 2023.
    All'assemblea erano presenti l'assessore regionale dell'Agricoltura Gianfranco Satta, il professor Giuseppe Pulina, docente dell'Università di Sassari, e Chiara Volpato di Nomisma, con focus sulle caratteristiche tecniche del prodotto e sull'evoluzione dei mercati e i nuovi trend di consumo.
    "Abbiamo raggiunto risultati straordinari grazie all'impegno di tutti i soci che quotidianamente lavorano per far crescere il prodotto, migliorarlo e renderlo appetibile su mercati sempre diversi - dice il presidente del Consorzio di tutela, Gianni Maoddi - I numeri che registriamo attualmente, dopo i picchi raggiunti nel corso del 2023, segnano un risultato di grande stabilità, fondamentale per lo sviluppo sui mercati perché fornisce il reale valore del prodotto. Mantenendo queste condizioni, si può ben sperare anche per il futuro", aggiunge Maoddi.
    Il Pecorino Romano ha confermato anche durante la stagione 2022-23 la forte propensione all'export, con il 70% della produzione destinata ai mercati internazionali. In particolare, il 40% del prodotto esportato arriva nel mercato degli Stati Uniti, solidamente al comando. Il 18% va nel mercato dell'Unione Europea, il 3% in quello del Canada, il 2% in Giappone e il restante 7% è distribuito fra i diversi mercati esteri extra europei. (ANSA).
   

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