Cultura

Luppino in un romanzo spiega com'è cambiato il giornalismo

In libreria Quei giorni torneranno, edito da Santelli

Redazione Ansa

(ANSA) - ROMA, 23 SET - FABIO LUPPINO, QUEI GIORNI TORNERANNO (SANTELLI, PP. 151, EURO 12,99).
    Il giornalismo italiano come era ieri e come è diventato oggi.
    Tra robot in grado di scrivere articoli e sempre più opinioni che dominano sui fatti. E' questo il tema al centro del romanzo Quei giorni torneranno, edito da Santelli. Il libro passa in rassegna gli ultimi trent'anni, tre decenni in cui 'una generazione intera ha progressivamente perso il senso della realtà e del racconto', si legge nella sinossi del volume.
    Autore di Quei giorni torneranno è il giornalista Fabio Luppino (1964) che nel corso della sua carriera ha lavorato per l'Unità, il Secolo XIX, il Corriere della Sera. Dal 2018 è una delle firme dell'Huffpost.
    Il libro è 'dedicato ai giovani e alle donne che cambieranno il mondo'. La trama si snoda attraverso continui salti temporali e al centro ci sono cinque donne con il loro bagaglio di idee e passioni, sullo sfondo un giornale e la parabola di una professione, quella del cronista: "Continuare a fare finta di nulla, lasciare che il giornalismo sia per sempre piegato all'opinionismo, spesso perbenista, consentirà ad altri, con altri obiettivi, di dire cosa sarà giusto o meno giusto fare.
    Non se ne accorgerebbe nessuno se un'intera categoria scomparisse dalla scena, perché già lo sta facendo, anche se inconsapevolmente. O una parte di essa. Moderni fenomeni di sostituzione già esistono, addirittura programmi che producono articoli, senza la necessità di un giornalista. La realtà si può anche ignorare, ma va avanti lo stesso e a un certo punto ti travolge, proprio quando sei pronto all'ennesima recita", è scritto in uno dei capitoli.
    Credere sempre nei propri ideali è il messaggio che vuole trasmettere Quei giorni torneranno: "Con l'auspicio di rafforzare in chi lo legge quanto sia importante battersi per le proprie idee, anche controcorrente. Perché c'è sempre una possibilità e che non siamo, non saremo mai, alla fine della storia", si afferma nella nota. (ANSA).
   

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