(ANSA) - BOLOGNA, 03 NOV - Avrebbe dovuto essere l'ultima
lezione di "Parole in viaggio", l'iniziativa organizzata da
Marietti 1820 per celebrare i duecento anni della casa editrice,
ma l'appuntamento di giovedì 5 novembre alle 17 nella sala dello
Stabat Mater della Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna, in
piazza Galvani 1, sarà annullato a causa dell'emergenza
sanitaria.
Il terzo e ultimo appuntamento bolognese, dedicato alla
parola Arte, era stato affidato a Renato Barilli, tra i maggiori
esperti di arte e letteratura contemporanea.
Le lezioni bolognesi erano state organizzate in occasione
della mostra Marietti 1820-2020. Due secoli di libri da Torino a
Bologna, che sarebbe dovuta rimanere aperta fino al 29 novembre
nel quadriloggiato superiore dell'Archiginnasio per iniziativa
della casa editrice in collaborazione con la Biblioteca
dell'Archiginnasio e la Biblioteca dello Studentato delle
missioni, il patrocinio dell'Istituto per i beni artistici,
culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna e il sostegno
di Bper Banca, Emmepromozione, Edimill, Tuna bites e
Libreriecoop (da lunedì a venerdì 9-19, sabato 9-18, domenica
10-14, ingresso libero, informazioni sui siti
www.mariettieditore.it/bicentenario e www.archiginnasio.it).
Arte
di Renato Barilli
In merito a questo vocabolo e relativa nozione si può impostare
un balletto di sinonimi o di alternative. La radice "art" viene
dalla cultura latina, in cui equivale in pieno al greco "techn",
e sta a indicare un intervento lavorativo intelligente, di cui
ci sono consistenti residui nell'espressione di "fatto ad arte".
E c'è pure la presenza dell'espressione "opere d'arte", con
riferimento a ponti e gallerie costruiti su strade e linee
ferroviarie. Caso mai, per prendere qualche distanza rispetto a
un simile uso, si dovrebbe ricorrere alla variante migliorativa
detta delle "belle arti". Però occorre segnalare una curiosa
discrasia. Infatti se si va a cercare una collocazione per
quanto concerne l'arte nell'ambito che sembrerebbe più
legittimo, quello universitario, non se ne trova una traccia
esplicita, sostituita invece da un vocabolo con una origine del
tutto diversa, "estetica". Infatti questa è l'unica
denominazione che si trova negli statuti dei corsi di lettere e
filosofia, dove viene quasi sempre subito chiarito che con quel
termine si intende proprio la "filosofia dell'arte", come
"etica" è "filosofia della morale", ed epistemologia "filosofia
della scienza". Ma da dove sbuca questo ospite inatteso, appunto
l'estetica? A differenza di "art", "techn" e simili, le cui
nascite affondano nella lontananza dei secoli, "estetica" ha una
nascita certa e a noi vicina, viene proposta nel 1750 dal
filosofo tedesco Alexander Gottlieb Baumgarten, e in definitiva
risulta oggi più che mai il termine più calzante e inclusivo, di
cui le "belle arti" sono solo una parte interna. Col che trova
giustificazione l'offuscamento che proprio la pretesa supremazia
delle "belle arti" (pittura, poesia, teatro, musica) ha
conosciuto di recente nel Novecento delle avanguardie, con una
punta massima nel clima del '68, quando non a caso è stata
lanciata la formula della "morte dell'arte", intesa non in modo
apocalittico ma solo come superamento delle vecchie modalità di
fare arte. E dunque ha assunto tutta la sua importanza proprio
la parte finale della definizione avanzata dal Baumgarten,
quando appunto, al termine di tante aggiunte intermedie, come
la "theoria liberalium artium", che poi sarebbero le "belle
arti", concludeva che si trattava di una "scientia cognitionis
sensitivae". Ci siamo, oggi, per stare nel sicuro, diciamo che
l'estetica, e le varie arti come sue ancelle, hanno soprattutto
il compito di incrementare negli esseri umani il ricorso ai
magnifici doni dei sensi, da usare appieno, in una loro totale
sinergia, approfittando di tutti i mezzi disponibili, da quelli
storici e antichi agli altri nuovi che ci porge il progresso
tecnologico. Se si vuole una prova alla rovescio di questa
centralità dell'estetica, e proprio nell'accezione del
Baumgarten, si pensi al suo contrario, alla sua negazione, che
si ottiene grazie alle pratiche "an-estetiche", a cui tutta
l'attuale medicina fa ricorso al fine di addormentare i nostri
sensi per impedire che avvertano il dolore. E dunque l'estetica
è proprio l'impegno a far funzionale l'intero arco sensoriale,
in proficua congiunzione con le doti intellettuali, al meglio
delle loro prerogative, nel modo più intenso possibile. Per
paradosso, si potrebbe arrivare a dire che è più vicino al
significato autentico di estetica un "institut d'esthétique", il
cui fine precipuo è di prendersi cura della nostra cosmesi,
della bellezza del nostro corpo, che non l'uso accademico
riportato a una stanca e polverosa "filosofia dell'arte". In
fondo, si potrebbe concludere che al giorno d'oggi tutte le
arti, ovvero le manifestazioni estetiche, tendono alla
condizione della "performance", di una prestazione condotta al
meglio delle nostre facoltà, con piena integrazione tra dati
visivi, acustici, comportamentali. E beninteso questo ampio
panorama è pronto a venir registrato, nel modo più fedele e
integrale, con l'aiuto dei mezzi elettronici, che lo fissano e
ce lo restituiscono con la stessa fedeltà che appartiene ai
capolavori conservati nei musei o ai concerti e agli spettacoli
affidati ai teatri. (ANSA).
Marietti 1820, annullata ultima lezione Parole in viaggio
Per Covid non ci sarà a Bologna appuntamento su arte con Barilli
