Cultura

Cosa Nostra e Palermo, al Piccolo l'Autoritratto di Davide Enia

Fino al 17 aprile un emozionante racconto personale e collettivo

Cosa Nostra e Palermo, al Piccolo l'Autoritratto di Davide Enia

Redazione Ansa

(ANSA) - MILANO, 24 MAR - È un autoritratto personale ma anche collettivo quello che Davide Enia mette in scena per raccontare la terribile quotidianità violenta di Cosa Nostra, un monologo intimo ma anche un'orazione civile che, dopo il debutto la scorsa estate al Festival di Spoleto, arriva dal 25 marzo al 17 aprile al Piccolo teatro Grassi di Milano e continua una tournée che - spera l'autore, regista e attore - arriverà il prossimo anno nella sua Palermo, la città dove è nato, dove a otto anni ha visto il primo morto ammazzato, mentre tornava a casa da scuola.
    Non a caso proprio 'Autoritratto. Istruzioni per sopravvivere a Palermo' è il titolo del libro edito da Sellerio, che Enia ha ricavato dall'opera.
    Il suo racconto personale si incastra con la storia del Paese: gli insegnanti del liceo, quello di religione don Pino Puglisi, ucciso davanti al portone di casa nel giorno del sui 56/o compleanno, una normale sera d'estate con le finestre aperte quando senti un boato terribile e corri giù a vedere, praticamente davanti a casa tua, l'orrore dell'attentato a Paolo Borsellino. E la strage di Capaci che ti colpisce talmente, da non ricordarti più nulla del 23 maggio 1992. È un racconto autobiografico, ma anche il racconto di una "nevrosi" collettiva che porta a "minimizzare o mitizzare" la mafia.
    Il racconto si fa precisione storica ricavata dall'incontro con tre funzionari della Dda, che hanno arrestato da Brusca a Michele Greco a Totò Riina. Perché l'emozione non toglie nulla alla precisione terribile nel riferire i fatti come l'omicidio del piccolo Giuseppe di Matteo. E anche le musiche composte e scritte sul palco da Giulio Barocchieri sono controcanto e colonna sonora. È un racconto Autoritratto, ma anche una necessità perché "il silenzio si ammanta di male, come diceva Battiato, che ieri avrebbe compiuto 80 anni" ha spiegato Enia, convinto di due cose: "Non possiamo pensare di sconfiggere la mafia se non emergono le verità" che le istituzioni non hanno ancora detto, come chi abbia chiamato da Roma per avvisare quale aereo avrebbe preso Falcone, e non si deve mirare a una sconfitta militare della mafia, ma "culturale perché altrimenti quando tagli la testa a Cosa Nostra ne viene fuori un'altra".
    (ANSA).
   

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