E' boom di stranieri nei mercati: quasi un imprenditore su due del settore (il 46,8%) è nato all'estero, un dato in crescita del 4,6% rispetto al 2011. Lo rende noto "Piazza affari", lo studio condotto da Indis Unioncamere in collaborazione con Anva, l'associazione Confesercenti che riunisce gli imprenditori del commercio al dettaglio su area pubblica.
Gli imprenditori stranieri sono attivi soprattutto al sud - aggiunge lo studio Indis Unioncamere-Anva -; qui la percentuale di imprese gestite da una persona nata all'estero passa dal 46,8% nazionale al 49,3%. Con oltre 30 miliardi di fatturato, 182.763 imprese e 250mila addetti divisi tra quasi 6mila mercati in tutta Italia, il commercio al dettaglio su area pubblica è uno dei comparti più vitali del commercio nazionale - sottolinea lo studio -. Il saldo tra il numero di nuove imprese del commercio su aree pubbliche iscritte al Registro delle Imprese e quello delle cancellate è strutturalmente positivo da anni. La provincia leader per diffusione di mercati è quella di Torino con 221 mercati, seguita da Bergamo e Brescia, rispettivamente con 201 e 165. A livello nazionale l'offerta può essere quantificata in una quota di banchi alimentari pari al 19,0%, a cui si affianca una netta preponderanza (77,4%) di offerta non alimentare "Il mercato è un oggetto commerciale che trova le proprie energie e vitalità nell'equilibrio dell'offerta nel Paese e nell'intelligenza imprenditoriale dei singoli - osserva il presidente di Anva, Maurizio Innocenti -, se vien meno l'equilibrio, il mercato va in default. Inaccettabile è il fatto che la Tari costerà per gli imprenditori del commercio su area pubblica molto di più rispetto alle altre categorie. Non si può sottacere, poi, che la presenza di imprenditori di nazionalità extracomunitaria sia ormai talmente invasiva ed evidente da avere innescato una trasformazione del settore, né dei 30mila venditori abusivi che quotidianamente stazionano presso i nostri mercati". "Dobbiamo a questo punto - conclude il presidente di Anva - comprendere che è giunto il momento di fare rete. Le nostre esperienze e intuizioni commerciali vanno messe a sintesi, per fare di più e meglio: la gestione delle aree pubbliche destinate al commercio deve essere affidata alle imprese. O cominciamo a ragionare in termini di gestione consortile delle nostre attività o rischiamo veramente di autodistruggerci".
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