Economia

>ANSA-FOCUS/ Istat, 23mila aziende italiane vulnerabili a export

Dai dazi effetti considerevoli per l'Italia e l'Unione Europea

Redazione Ansa

(di Chiara Venuto) (ANSA) - ROMA, 20 MAR - Gli Usa minacciano l'Europa coi dazi e l'Italia rischia molto. Oltre 23mila imprese del nostro Paese sono "vulnerabili" alla domanda estera, e di queste quasi 3300 lo sono rispetto a quella statunitense (e 2800 a quella tedesca).

Lo spiega l'Istat nel suo Rapporto sulla competitività dei settori produttivi.
    Secondo l'Istituto, un'impresa è vulnerabile sul fronte delle esportazioni quando queste sono concentrate geograficamente, su pochi prodotti e rappresentano una quota importante del fatturato. Ne si deduce che la guerra commerciale rischia di colpire con più forza queste aziende vulnerabili, il cui numero è tutto sommato esiguo (nel 2022 erano lo 0,5% del totale), ma che impiegano oltre 415mila persone, generano il 3,5% del valore aggiunto e il 16,5% dell'export totali. E avrà un effetto a tappeto su tutte le altre alla luce del fatto che quasi la metà del valore delle esportazioni italiane va fuori dall'Ue e il 10% negli Stati Uniti.
    Il declino dei rapporti Usa-Ue ha "un'importanza considerevole" per il nostro Paese, il cui sistema produttivo è cresciuto sostenuto "dalla domanda estera, a fronte di una domanda interna debole o stagnante" e con flussi di export orientati negli ultimi anni "verso i mercati extra-Ue, soprattutto quello statunitense", spiega Istat. Il peso delle esportazioni verso gli Usa è continuato a crescere in "pressoché tutti i settori manifatturieri italiani", prosegue, "confermandosi prevalente negli altri mezzi di trasporto, nella farmaceutica e nelle bevande e diventando il primo mercato di sbocco per i macchinari (al posto della Germania). Ciò ha contribuito a generare un elevato surplus commerciale nei confronti degli Stati Uniti", per 34,7 miliardi di euro nel 2024.
    Quanto alle aziende vulnerabili all'offerta straniera (import), nel 2022 erano circa 4600 (0,1% del totale), ma avevano dimensioni medie maggiori (oltre quadruple), una produttività del lavoro doppia rispetto alla media del sistema, con circa 400mila addetti, il 5,7% del valore aggiunto generato e, soprattutto, il 23,8% delle importazioni complessive. Molte erano quelle dipendenti dalla Germania (891) mentre, per i paesi extra Ue, 773 lo erano rispetto alla Cina.
    L'Ue, commenta Istat, rischia di essere particolarmente impattata dai dazi "a causa di un'apertura commerciale quadrupla rispetto a quella degli Stati Uniti e più che doppia di quella cinese", dato a cui si sommano le rigidità del mercato unico europeo, con "significative barriere non tariffarie agli scambi interni" che rendono difficile pensare a un modo per "compensare le restrizioni dei flussi sui mercati extra-Ue con la domanda interna Ue". (ANSA).
   

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