Economia

In Umbria la produzione di olio scende del 40-60 per cento

Per la Camera di commercio qualità buona e prezzi in aumento

Redazione Ansa

(ANSA) - PERUGIA, 08 DIC - Sarà un anno da dimenticare, in media, il 2023 per i produttori umbri di olio che hanno registrato una produzione in calo del 50-60% rispetto all'anno precedente, circa il doppio di quanto si stimava due mesi fa, in occasione del bilancio della campagna vino. Invece sono state doppiate le previsioni negative a differenza di quanto avviene in altre regioni italiane dove, invece, i dati della produzione sono buoni (lì la campagna olearia spesso è ancora in corso come in Campania, Sicilia, Puglia e non ci sono quindi dati definitivi), mentre molto male sono andate le Marche e male la Toscana.
    Secondo quanto reso noto dalla Camera di commercio dell'Umbria a provocare il crollo nella regione sono state le forti piogge in fase di fioritura, l'attacco della mosca dell'olivo (considerata l'avversità più grave a carico della pianta) e, nell'ultima fase, la siccità e quindi la mancanza d'acqua nelle zone sprovviste di impianto d'irrigazione.
    La qualità dell'olio prodotto in Umbria è comunque buona e i prezzi medi, come emerge dal listino borsa merci di Perugia della Camera di commercio, sono in aumento del 17-18% rispetto al 2022 e del 35% rispetto al 2021 per le piccole partite non confezionate acquistate direttamente al frantoio (prezzo medio 2023 13,5 euro, 2022 11,5 e 2021 dieci euro al chilo).
    Percentuali del prezzo definite in crescita, "ma assolutamente incapaci di fare fronte alla voragine della produzione, come detto tra il -50 e il -60 percento". Senza contare il forte aumento dei costi, nell'ordine del 30%, che dal 2021 ad oggi i produttori hanno dovuto subire.
    Il listino della borsa merci di Perugia, per l'ultima settimana di novembre, vede infatti, per le piccole partite non confezionate, un prezzo che va da un minimo di 13 a un massimo di 14 euro al chilo (nello stesso periodo dello scorso anno la forchetta era invece di 11-12 euro e nel 2021 di 9-11 euro).
    Per quanto riguarda invece le vendite di grandi partite di olio extravergine d'oliva, anche in questo caso acquistate direttamente al frantoio (senza confezione), il prezzo medio al kg è di 12,5 euro (forchetta 12-13 euro), in crescita di circa il 32% sul 2022, quando il prezzo medio era 9,5 euro al chilo e la forchetta 9-10 euro.
    Sempre in base a quanto riferito dalla Camera di commercio in un comunicato, la produzione olivicola umbra nel 2023 scende tra 1.514 e 2mila 108 tonnellate (i conti definitivi non sono stati ancora tirati) rispetto alle 4 mila 36 tonnellate del 2022, che comunque erano già lontane dalle 5 mila 96 della media 2018-2021. In sostanza, nel 2023 la produzione olivicola umbra ha perso, nel 2023 rispetto al 2022, tra 1.928 e 2 mila 522 tonnellate.
    In Umbria, secondo elaborazioni Coldiretti, si trovano quasi 7,5 milioni di piante di olivo che coprono circa 30 mila ettari.
    La Dop dell'olio extravergine di oliva Umbria, istituita nel 1997, è estesa all'intero territorio regionale, che è stato suddiviso in cinque sottozone (Colli Assisi-Spoleto, Colli Martani, Colli del Trasimeno, Colli Amerini e Colli Orvietani).
    "Le cose non sono andate certo bene, nel 2023 - sottolinea Bruno Diano, presidente della Borsa merci della Camera di commercio -, per la produzione olivicola in Umbria. Purtroppo, la realtà è stata peggiore delle stime, che parlavano di un -30% circa. Allargando lo sguardo a livello nazionale, l'Italia comunque non rischia di subire carenze di prodotto italiano perché la produzione sta andando bene, talvolta molto bene, nelle regioni del Mezzogiorno, compensando così i vuoti creati dalle regioni in flessione. Tornando all'Umbria, nonostante ci sia stato qualche attacco di mosca la qualità è buona e i prezzi marcano un aumento, che però non compensa assolutamente le perdite subite sul fronte della quantità prodotta".
    Francesco Martella, agronomo, membro della deputazione della Borsa merci di Perugia ha rilevato che "la perdita del 50-60% della produzione di olio extravergine d'oliva è il frutto di una serie di cause avverse". "La fase di fioritura - ha sostenuto - è stata caratterizzata da forti piogge che hanno provocato forti danni all'allegagione, qualche attacco di mosca e, nella fase finale, il colpo di grazia assestato dalla siccità e quindi dalla mancanza d'acqua in quelle realtà sprovviste di impianto d'irrigazione. Il risultato di queste condizioni è stato, purtroppo, assai pesante. Quanto alla qualità, è complessivamente buona. Per maggiore precisione, nelle prime olive raccolte la qualità è stata decisamente buona, mentre per le olive tardive risulta un pò scesa". (ANSA).
   

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