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La spia, il palazzo russo requisito da Varsavia

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La spia, il palazzo russo requisito da Varsavia

Redazione Ansa

Caccia al palazzo russo. La città di Varsavia ha requisito un complesso residenziale, destinato alla diplomazia di Mosca, convertendolo in alloggi per i profughi ucraini in fuga dalla guerra. Una decisione che conferma la volontà, da parte del governo polacco, di congelare i beni russi in seguito all'invasione dell'Ucraina. Mosca, però, non è rimasta a guardare e ha rilanciato chiedendo che le venga restituito un altro edificio, quello che ospita l'ambasciata ucraina e che - sostiene - è di sua proprietà. Immediata la replica del sindaco di Varsavia, Rafal Trzaskowski, che ha firmato un decreto per salvare la sede diplomatica di Kiev.

 

Al numero 100 di un ampio viale che porta il nome del re Giovanni III di Polonia - Jan Sobieski - sorgono due palazzoni a ferro di cavallo, uniti tra loro da uno dei tanti corridoi che compongono la struttura dalle geometrie moderniste. Un complesso che in città si è guadagnato il soprannome di 'Szpiegowa' - cioè la spia - per aver ospitato negli anni '80 gli alloggi di centinaia di diplomatici dell'allora Unione Sovietica. Con la caduta del muro di Berlino, però, la struttura venne completamente abbandonata e lasciata al degrado e all'incuria. Per un breve periodo ha anche ospitato un club esclusivo dedicato ai cittadini russi. Oggi è diventata una sorta di luogo di culto per chi va alla ricerca di storie o leggende metropolitane, che più volte si sono addentrate tra appartamenti e cunicoli sotterranei. Per anni la città di Varsavia ha tentato di recuperare, invano, la struttura, ma oggi sembra essere arrivata la svolta.

"Tutte le procedure sono state completate, stiamo aspettando solo la decisione del tribunale. L'ultimo passaggio da parte nostra, ovvero la nota diplomatica, è stata consegnata all'ambasciata", le parole di Trzaskowski, che proprio qualche giorno fa aveva annunciato di voler destinare gli appartamenti alle famiglie ucraine. Una decisione che potrebbe riguardare anche altri edifici, cinque per l'esattezza, di proprietà della Federazione russa e presenti sul territorio della capitale polacca. Allo sgarbo della città, Mosca ha replicato chiedendo di riavere il palazzo che ospita la sede dell'ambasciata ucraina, dove da giorni migliaia di persone continuano a lasciare fiori e biglietti dedicati al popolo di Kiev. L'edificio, infatti, venne acquisito nel 1946 dall'Unione Sovietica che poi ne ottenne un diritto di proprietà temporaneo qualche tempo dopo. Dagli anni '90, però, con lo scioglimento dell'Urss, nel palazzo opera la rappresentanza diplomatica ucraina in Polonia. E così, per blindare la struttura e bloccare le richieste di Mosca, il sindaco di Varsavia ha firmato un decreto con il quale rimanda al mittente le velleità russe di ottenere il diritto perpetuo sull'immobile che, quindi, resterà dell'Ucraina. "L'istituzione dei nostri amici è salva", il messaggio del primo cittadino.

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