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Strage di operatori umanitari, '100 morti nei raid'

Erano dipendenti Unrwa. L'Onu: 'Basta con questa carneficina'

Evacuazione da Gaza

Redazione Ansa

(di Francesco Betrò)

Fermi, al loro posto, anche sotto le bombe. Disposti a morire pur di aiutare chi è in difficoltà. Un'eventualità tragicamente reale nella Striscia di Gaza, dove dall'inizio dell'assedio israeliano hanno perso la vita oltre 100 dipendenti dell'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. Quasi tre decessi al giorno dal 7 ottobre: una "carneficina" che "deve semplicemente finire", ha scritto il commissario generale dell'Unrwa, Phillipe Lazzarini, in un editoriale sul Washington Post.
Lazzarini è "devastato" e "in lutto" per questi dati, che non sono numeri ma "genitori, insegnanti, infermieri, medici, personale di supporto". Una tragedia alla quale si deve porre fine, per questo "è necessario un cessate il fuoco umanitario adesso", dice il capo dell'agenzia. Ma non ci sono solo i dipendenti dell'Unrwa a morire nella Striscia: pochi giorni fa l'Organizzazione mondiale della sanità riferiva che oltre 160 operatori sanitari avevano già perso la vita in servizio.
Gli ospedali della Striscia sono al collasso, molti hanno già chiuso - 21 secondo Hamas - e quei pochi ancora operativi faticano da andare avanti senza mezzi di sussistenza e carburante. Il personale è costretto a lavorare con un numero di pazienti centinaia di volte oltre il normale, spesso al buio o quando si è più fortunati alla luce di uno smartphone visto che manca anche l'elettricità.
Sotto le strutture sanitarie secondo Israele si nascondono i rifugi di Hamas, per questo verrebbero prese di mira. "Non possiamo abbandonare i nostri compiti, non possiamo lasciare migliaia di vittime e pazienti feriti senza aiuto", ha postato su Instagram Ezudine Lulu, uno studente di medicina che collabora nell'ospedale di al-Shifa, il più grande di tutta Gaza: "Ce ne andremo solo come vincitori o martiri.
Perdonatemi", ha aggiunto. Nella stessa struttura lavorava Midhat Saidam, ucciso la sera del 15 ottobre. Il chirurgo di 47 anni, racconta la Bbc, operava ininterrottamente ad al-Shifa da una settimana. Ha deciso di staccare, tornare a casa per riposarsi durante la notte: un bombardamento non gli ha lasciato scampo.
L'Unrwa "sta aiutando più di 700.000 persone in 150 dei suoi rifugi", spiega la direttrice delle comunicazioni dell'agenzia dell'Onu, Juliette Touma. "Non abbiamo scorte, manca il carburante: serve un cessate il fuoco umanitario per consentirci di operare" al meglio, conclude Touma. La guerra tra Israele e Hamas è "la più dura e violenta di sempre" in termini di vite umane per gli operatori umanitari delle Nazioni Unite. Un triste bilancio destinato a salire. 
   

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