Mondo

Migliaia in piazza a Budapest contro Orban, 'dimettiti'

Corteo promosso dall'oppositore Magyar, 'per il cambiamento'

Redazione Ansa

 Decine di migliaia di persone, fino a "centomila", si sono radunate nel centro di Budapest nella più grande manifestazione degli ultimi anni in Ungheria, reclamando le dimissioni di Viktor Orban. Chiamate in piazza da un avvocato di 43 anni, Peter Magyar, che si profila come astro nascente dell'opposizione al premier sovranista in rotta con l'Europa, facendo leva sulla lotta alla corruzione e sulla difesa dello Stato di diritto.

"Sulla piazza siamo centomila, ma con anima e cuore sono con noi in milioni", ha scandito Magyar arringando la compatta folla riunita davanti al parlamento al termine di un corteo ribattezzato "marcia nazionale". "Orban rimetta il potere al popolo. Ungheresi, in piedi. Non abbiate paura!" è stato lo slogan della manifestazione che ha chiesto le dimissioni del premier ma soprattutto è servita a Magyar per annunciare la fondazione di un movimento, denominato "Sii tu il cambiamento!", e di un partito che sarà in lizza per le elezioni europee e le comunali di giugno.

Anche se Magyar ha cominciato a farsi notare a livello internazionale solo con una manifestazione svoltasi la settimana scorsa, secondo alcuni sondaggi la sua formazione potrebbe raccogliere il 13% dei consensi e diventare la principale forza di opposizione, attualmente frammentata e nei fatti incapace di far fronte a Orban al potere dal 2010. Magyar lotta contro corruzione e abusi vantandosi di conoscerli da vicino essendo stato sposato con l'ex ministra della Giustizia Judit Varga, dimessasi il mese scorso sull'onda di uno scandalo innescato dalla grazia concessa a un pedofilo.

In piazza Kossuth, ha ribadito di volere un'Ungheria impegnata sui valori europei e ha sfidato il premier sul suo stesso campo del nazionalismo difendendo però "il vero interesse degli ungheresi, contro gli interessi privati del circolo attorno a Orban". E' proprio per questioni di corruzione e violazioni dello Stato di diritto in fatto di giustizia e libertà dei media che l'Ue continua a trattenere due terzi dei 30 miliardi di euro di finanziamenti destinati all'Ungheria ma congelati nel 2022.

Accuse e ombre che fanno da sfondo al caso di Ilaria Salis, l'attivista di estrema sinistra milanese finita nelle draconiane maglie della controversa giustizia ungherese.
Parlando a una marea di teste tra cui sventolavano alcune bandiere ungheresi, Magyar - che ha marciato alla testa del corteo in maniche di camicia bianca reggendo uno striscione - ha esortato la televisione di Stato, controllata dal governo, a invitarlo per un'intervista in diretta in cui possa dire al grande pubblico "quale Ungheria nuova vogliamo veramente".
"Libereremo il nostro Paese", "La nazione ha annunciato al potere corrotto: basta, siamo al colmo", ha scandito fra l'altro l'ex diplomatico entrato in scena dopo le dimissioni rassegnate a febbraio da due alleati-chiave del premier: la presidente Katalin Novák e l'ex moglie, con cui ha ingaggiato velenose polemiche sui social che l'hanno reso noto.

La pubblicazione fatta da Magyar la settimana scorsa di una registrazione audio su un caso di manipolazioni degli atti di un processo per corruzione a carico di un ex sottosegretario, vice dell'allora consorte, ha fatto scattare una raffica di attacchi nei suoi confronti da parte della macchina dell'informazione controllata dal premier: uomini di Orban hanno ricordato che Magyar, in quanto ex dirigente di un'azienda statale con in carichi anche in altre imprese pubbliche, era un beneficiario del sistema che ora attacca. Nel mirino c'è anche la sua vita privata e familiare e ambienti legati al governo stanno cercando di ridimensionare le sue potenzialità elettorali che mettono in difficoltà anche il resto dell'opposizione ma restano lontane dalla maggioranza assoluta raccolta da Fidesz, il partito di Orban. 

Leggi l'articolo completo su ANSA.it