Calcio

De Rossi: 'Me la giocherò fino alla morte per restare alla Roma'

Il tecnico giallorosso: 'Ma io voglio meritare la conferma sul campo'

Redazione Ansa

Un sogno avveratosi prima del previsto e con modalità che non si aspettava, ma Daniele De Rossi, uno che non "dice di no" ma "che si butta dentro", oggi è l'allenatore della Roma e la sua speranza è di esserlo anche in futuro. Perché è vero che ha firmato in bianco, o quasi, lasciando dettare ai Friedkin somma e durata del contratto (scade a giugno 2024), chiedendo solo un bonus per l'accesso in Champions, che ritiene "difficile ma possibile".

Ma è altrettanto schietto quando parla dell'occasione che ha tra le mani. "La proprietà è stata chiarissima sul tenore della mia permanenza - esordisce il neoallenatore giallorosso - Ma io gli ho detto subito che me la sarei giocata fino alla morte per restare qui. La conferma, però, la voglio meritare sul campo, per questo ho chiesto di essere trattato come un allenatore e non come una bandiera da portare in giro". Parole che arrivano alla vigilia di una sfida, quella di campionato con il Verona, dove la parola d'ordine è ripartire. Troppo poco, però, il tempo per poter incidere nei quattro allenamenti avuti a disposizione. "Sono comunque felice dei 3-4 concetti, non di più, che abbiamo voluto inserire - spiega - I ragazzi sono delle spugne, li hanno assorbiti. Ma quando si cambia allenatore, le prime sedute non danno una risposta chiara. Perché tutti vanno a tremila, bisogna capire poi se riusciamo a tenere questo ritmo".

Insomma, De Rossi usa la via della trasparenza sedendo nella sala conferenze di Trigoria che l'ultima volta lo aveva visto protagonista della sua conferenza stampa d'addio alla Roma. Al suo fianco c'era l'allora ad, Guido Fienga, questa volta invece è da solo, consapevole che il clima all'Olimpico, nei confronti di squadra e proprietà non sarà quello dei tempi migliori. La tifoseria, dopo l'esonero di Mourinho - che nel frattempo sta trattando per la panchina dell'Al Shabab - si è schierata con lo Special One. "Ma nessuno toglie l'amore che hanno provato verso José - dice ancora De Rossi - Però nulla impedisce loro di amare anche me continuando la scia d'amore allo stadio". Daniele sa bene poi come la sua scelta sia stata anche un modo per calmare la piazza. "Non sono certo stupido, so che non mi hanno chiamato per i miei risultati alla Spal", risponde a chi glielo chiede. Ciò nonostante era impossibile dire di no. "La Roma non si rifiuta - ribadisce - E' quello che è successo con Pirlo: c'è chi si rifiuta e chi si butta dentro. Avrei detto no solo se avessi pensato che fosse una squadra scarsa, ma non è così". Per questo a fine stagione sarebbe felice se i giallorossi "fossero in zona Champions". Un obiettivo che definisce "difficile, ma comunque possibile", a patto che la Roma torni a vincere, magari già domani nonostante l'emergenza. Cristante e Mancini squalificati spingono l'allenatore verso la difesa a quattro, ma da qui a giugno "potremo giocare anche a tre". Dipenderà dalle contingenze perché "sentir parlare di 'mio calcio' mi fa venire i brividi", conclude. Dunque testa al Verona preparata tra un'intervista e l'altra, i messaggi a Mourinho e quelli di Totti che "era felice, ma stupito" della scelta. Un po' come tutti a Trigoria.

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