Era il 22 febbraio 1943 quando dei giovani intellettuali cattolici vennero giustiziati e il loro movimento, la Weisse Rose, la Rosa Bianca, annientato dal regime nazista. Quel giorno, infatti, nel carcere di Stadelheim a Monaco, Hans School, di 24 anni, considerato l'animatore del gruppo; sua sorella Sophie, di 21 anni; e Christoph Probst, di 23 anni, furono condannati a morte in un processo farsa e decapitati con una ghigliottina lo stesso giorno per ''alto tradimento''. Altri tre responsabili del gruppo, due venticinquenni ed un professore di filosofia di 49 anni, vennero arrestati qualche mese dopo e giustiziati a loro volta.
Il crimine del quale erano stati accusati dal regime nazista era stato quello di distribuire, con alcuni compagni, volantini che incitavano alla lotta nonviolenta contro il regime. Avevano osato scrivere ''Abbasso Hitler'' e ''Liberta' '' sui muri dell' università di Monaco. ''La vergogna peserà eternamente sulla Germania se la gioventù non insorge per annientare i suoi tiranni'', proclamava il loro ultimo volantino diffuso nell' università, sotto gli occhi di chi poi li denunciò alla Gestapo, la polizia segreta della Germania nazista.
Il gruppo della Weisse Rose era nato fra gli studenti dell'Universita' Maximilian. I piu' famosi erano appunto i fratelli Hans e Sophie Scholl e il loro compagno Christoph Probst. Fra l'estate del '42 e febbraio del '43 il gruppo redasse e distribuì volantini contro il regime di Hitler, la politica di guerra, denunciando anche lo sterminio degli ebrei nell'Est Europa. Il 18 febbraio, durante la diffusione del sesto volantino, furono scoperti da un guardiano dell'Università e consegnati alla polizia.
Quando Hans Scholl, raccontano le cronache, si trovò davanti alla ghigliottina in un locale adiacente al carcere di Monaco-Stadelheim, gridò: "Viva la liberta'". Probst, padre di tre figli, prima di essere giustiziato, volle farsi battezzare. E di Sophie Scholl, unica donna, giovane angelo che
durante gli interrogatori resistette a ogni tipo di pressioni, lo stesso boia disse di non avere mai visto un condannato a morte morire così coraggiosamente.