Sull'omicidio di Boris Nemtsov di sicuro, al momento, non c'è nulla. Se non che qualcuno lo ha centrato con quattro proiettili alla schiena attorno alla mezzanotte tra venerdì e sabato mentre passeggiava con la compagna, la modella ucraina Anna Duritskaya, a poche decine di metri dalla Piazza Rossa: in una zona dove poliziotti e telecamere di sicurezza sono ovunque. E a poco è servito a chiarire anche il video registrato da una telecamera di sorveglianza della zona che non ha ripreso, però, il momento dell'esecuzione perchè coperta da un mezzo spazzaneve.
Il Comitato investigativo russo sta vagliando diverse piste, tra cui un tentativo di "destabilizzare" lo Stato, l'estremismo islamico, il conflitto in Ucraina e la vita sentimentale della vittima. Ovviamente tra le ipotesi prese in considerazione dagli inquirenti non c'è quella dell'omicidio ordinato dal Cremlino. Eppure non molti giorni fa, il 10 febbraio, era stato lo stesso Nemtsov a confidare al sito Sobesednik.ru di temere che Putin lo volesse morto.
Ecco le principali sei piste in campo.
Poroshenko accusa il Cremlino - Uno dei leader dell'opposizione russa, Ilia Iashin, nei giorni scorsi ha confermato che Nemtsov aveva intenzione di rendere pubbliche delle prove della presenza di truppe russe nel Donbass. E secondo il presidente Petro Poroshenko è per questo che è stato ucciso. Respinge le accuse il Cremlino definendo l'omicidio "una provocazione" e sottolineando che Nemtsov non era una minaccia a livello politico per Putin. "Se prendiamo in considerazione il livello di popolarità di Putin - ha dichiarato il portavoce del Cremlino - allora in generale Nemtsov era piuttosto un comune cittadino". Come dire che chi siede nella sala dei bottoni non aveva alcun interesse ad eliminarlo.
La pista ucraina - E' una delle piste 'forti' sulla quale punterebbero gli investigatori russi. Secondo fonti anonime della polizia proprio le rivelazioni che Nemtsov si apprestava a fare sul coinvolgimento dell'esercito russo in Donbass potrebbero essere state la causa della sua morte non essendo state gradite da elementi 'radicali' dell'estrema destra di Kiev.
Il complotto interno - In più occasioni come questa Putin ha chiamato in causa l'idea della 'vittima sacrificale' da uccidere per far ricadere la colpa sul Cremlino. Gli investigatori russi lavorano, dunque, anche sull'ipotesi che il delitto sia stato voluto dalla stessa opposizione per galvanizzare i suoi sostenitori. L'ex vice premier liberale è stato infatti freddato alla vigilia della marcia anticrisi di primavera: una manifestazione organizzata da lui stesso e da altri esponenti di spicco dell'opposizione per protestare contro il governo di Mosca e contro la possibile presenza di militari russi nel sud-est ucraino. Dopo l'uccisione di Nemtsov la marcia - che le autorità avevano relegato in periferia - è stata però annullata e sostituita con un corteo nel centro della capitale russa in memoria del leader anti-Putin.
L'ipotesi islamica - Gli inquirenti non escludono la pista islamica visto che Nemtsov aveva pubblicamente condannato l'attentato alla sede di Charlie Hebdo. Questa pista era stata in un primo tempo avvalorata dall'ipotesi - poi smentita - che l'auto sulla quale l'uccisore di Nemtsov è salito dopo averlo freddato avesse targa dell'Inguscezia, zona nella quale si erano tenute grosse dimostrazioni di orgoglio islamico contro il giornale satirico francese. Dalle ultime ricostruzioni la targa della Lada color grigio metalizzato guidata dal complice del killer risulterebbe però dell'Ossezia.
Omicidio passionale - Non è esclusa dagli investigatori russi vista l'intensa vita privata dell'uomo padre di quattro figli avuti da tre donne.
Cia - La Pravda ipotizza, infine, come mandante la Cia.