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Generazione Z, basta cliché, seguire le passioni dà lavori felici

Generazione Z, basta cliché, seguire le passioni dà lavori felici

Studio, lavoro e attitudini mai più separati. Dal curriculum all’impegno, ecco come si fa

25 aprile 2024, 19:25

(di Agnese Ferrara)

ANSACheck

Il dialogo tra due giovani, foto iStock. - RIPRODUZIONE RISERVATA

 E’ tempo di ‘open day’  e di incontri tra università, licei ed istituti tecnici. In attesa delle porte aperte presso gli atenei, i docenti universitari sono già impegnati in tour di ‘orientamento’ nelle classi delle scuole superiori della penisola a caccia di future matricole cercando di carpire le ambizioni dei teenagers (interrogando anche i sedicenni che il più delle volte restano muti avanti a domande del tipo ‘che università vorreste fare?’).   Mentre gli iscritti all’ultimo anno, in aria di 100 giorni dalla maturità (previsto per l’11 marzo), sono alle prese con le simulazioni delle prove scritte, bussano alla loro porta una serie di domande:
Cosa fare dopo? Lavorare subito o studiare? E che lavoro potrò svolgere? Meglio in Italia a all’estero?
 

 



L'ansia attanaglia anche chi sta concludendo gli studi universitari: come si scrive un curriculum efficace? E una ‘cover letter’? Che lavoro sogno davvero?
 E’ tempo di scelte e l’ansia sale. L’incertezza sul futuro cresce, si temono passi falsi. Attestano l’aumento dell’inquietudine i forum sui siti specializzati per gli studenti delle scuole superiori  e dei percorsi universitari (come Skuola.net e Università.net) che accolgono le chat piene di dubbi e angosce di liceali e studenti universitari alle prese con iscrizioni, esami e percorsi in cui magari credono poco. Le nuove generazioni sono sotto pressione e pare pure che non siano più tanto disposte a sacrificare le propria vita in nome del lavoro. Una crisi generazionale o un cliché che li bolla come i meno pronti al sacrificio e all’impegno?
 “Quando il percorso di studi arriva agli sgoccioli, l’eccitazione e il senso di libertà per la fine degli obblighi scolastici ben presto lasciano il posto all’inquietudine per un futuro quasi sempre incerto, - spiega Michele Polico, imprenditore e autore del nuovo libro ‘E adesso che c***o faccio? Vita, studio, carriera: istruzioni per l’uso’, edito da Sperling & Kupfer. “Una volta finito lo studio, infatti, il salto nel mondo del lavoro non è mai facile, e i passi falsi rischiano di essere tanti se ci si fa trovare impreparati”.
Polico fornisce molte strategie pratiche su come scrivere un curriculum vitae efficace, mandare una cover letter che abbia senso e fare richiesta all’azienda giusta per il ruolo giusto.  In sintesi l’autore dà alcuni suggerimenti di base: “studia tanto ma con leggerezza e passione. Ciò che ti insegnano è una base, studia per capire davvero e imparare, non per superare l’esame. Poi però evadi ed esplora anche altre cose, fai altre esperienze, più che puoi in ogni contesto. Facendole capirai un po’ alla volta chi ei e cosa vuoi”. Facendo esperienze diverse non si sta sbagliando, non bisogna temere di perdere tempo. E’ vero il contrario perché “la vita non è fatta di passi ordinati - spiega Polico. – E nel dubbio se valga la pena fare esperienze all’estero,  se puoi sostenere le spese e non hai motivi per restare qui, parti senza ripensamenti”.  Inoltre, si legge nel manuale, ‘nutri il tuo talento’ e scopri quale è. “Così troverai la strada che senti tua, non semplicemente un lavoro”. Come? Provando più esperienze, appunto, e non facendosi frenare da eventuali limiti. ‘Che siano le scuole superiori o l’università, scegli il percorso sulla base delle tue passioni, anche se sembrano inutili e perfino velleitarie, sono queste che faranno la differenza nella carriera’, si legge nel testo. Un esempio classico?  Il corso di calligrafia che svolse Steve Jobs al Reed College abbandonando il percorso universitario e che fu per lui di grande ispirazione sul fronte dell’estetica tipografica e alla tecnologia dell’universo Apple.
Ma i ‘giovani d’oggi’ sono davvero i meno pronti a fare scelte per il loro futuro e tuffarsi nel mondo del lavoro? Smonta il mito generazionale che li vede svogliati nella scelta del lavoro e della carriera rispetto alle generazioni precedenti Martin Schroeder, ricercatore in sociologia all’università tedesca di Saarland. Non ingabbiamo nessuno né sentiamoci circoscritti dai cliché e facciamo scelte a prescindere dalla propria fascia generazionale, è la conclusione dello studioso che ha raccolto dati su dati dimostrando che sia giunto il tempo di smetterla con i luoghi comuni e le suddivisioni della popolazione in fasce generazionali.
La Gen Z non è più lavativa della X né, la X, meno pronta al sacrificio dei Boomer. Forse una volta si potevano delineare modi di comportamento simili tra nati negli stessi anni ma ora non più. Al ricercatore tedesco era stato in realtà commissionato un libro per dimostrare come i millennial ‘funzionassero’ diversamente dalle generazioni precedenti nei confronti della carriera. Schroeder ha iniziato a fare i dovuti confronti (valutando studi svolti su oltre 600.000 persone in ben 113 paesi tra il 1981 e il 2022) accorgendosi che in realtà la convinzione è divenuta un cliché: “Non sono riuscito a trovare nulla che suggerisca che gli atteggiamenti nei confronti del lavoro e della carriera siano effettivamente correlati all'anno in cui è nato qualcuno. La verità sarebbe invece un’altra: i giovani sono sempre stati meno disposti a lavorare rispetto agli individui di mezza età e tutti noi, indipendentemente dall’età o dall’anno di nascita, ora consideriamo il lavoro retribuito meno importante di quanto avvenisse in passato”. Fornisce spunti utili su come cercare la propria strada professionale sul fronte pratico con meno inquietudine e senso di frustrazione di nuovo Michele Polico che comprende la sindrome da foglio bianco di chi si siede per la prima volta alla scrivania per scrivere il proprio curriculum o il profilo LinkedIn, la piattaforma per uso professionale più battuta e come svolgere colloqui soddisfacenti.
Tra i suggerimenti da cogliere, l’esperto suggerisce che il momento migliore per cercare lavoro non è una settimana o un giorno dopo la laurea ma durante il percorso di studi, dunque anticipare l’invio del cv e la ricerca di ruoli nel mondo di LinkedIn che più interessano, naturalmente descrivendo esattamente la propria situazione che, seppure priva di esperienze e certificazioni, può interessare moltissimo, a patto di descriversi puntando alle ricerche di personale consone alle proprie passioni ed interessi.  “Giocare in anticipo farà sentire meno urgenza e pressione e si potrà fare a mente più serena, avendo anche più tempo” ricorda Polico. Chi riceve un CV da un ragazzo o una ragazza che ancora non ha completato gli studi, inoltre, pensa che abbia molta voglia di lavorare e non che non ha nulla da fare come neolaureato. La prospettiva cambia radicalmente.
Nel curriculum è meglio scrivere solo quello che conta davvero, non aggiungere cose tanto per fare volume. Idem se si possiede già un ‘portafoglio’ di esperienze: vanno messe in evidenza, alle volte valgono di più dei titoli di studio perché sono percepite come concrete e di maggiore valore.
Prima di scrivere ad una impresa, inoltre, è importante conoscerla e per farlo è necessario leggere tutto ciò che si trova a questo proposito, come analizzarne il profilo sui social network e i profili professionali delle persone che ci lavorano (senza contare che magari qualcuna ha dei punti di contatto comuni). Conoscerla permette di capire se è adatta ai propri valori.

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