Le Giornate Europee del Patrimonio, domani e domenica, hanno il sapore di una iniziativa del Polo Museale del Lazio da titolo 'La cultura attraverso il cibo a Castello: dalla corte al Rinascimento'.
Nel cortile di
Alessandro VI, lo chef Andrea Misseri firma un menu storico
realizzato da 'La Buvette Dillà' che si apre con un pan ghiotto
su crema di porcini grigliati alle erbe fino al dessert con
ricotta pralinata alle mandorle su salsa di arancia amara.
Domani sera si potrà visitare il Museo dalle 20 alle 24 e
straordinariamente si apriranno le Prigioni storiche, le Oleare
dove veniva immagazzinato l'olio sia per l'uso alimentare che
per l'illuminazione, i silos dove veniva immagazzinato il grano,
la Stufetta di Clemente VII un vero gioiello architettonico
della prima metà del Cinquecento, la sala da bagno dei
Pontefici, uno dei rarissimi esempi, la sala Cagliostra,
'prigione di lusso' destinata a detenuti di riguardo, che deve
il suo nome a uno dei più famosi reclusi il Conte di Cagliostro
e le Mole con le macine del tardo XVI secolo, e dove venivano
immagazzinate le farine destinate alla guarnigione di castello.
La cucina di corte a Castel Sant'Angelo nel XVI secolo, si
ipotizza fosse negli ambienti adiacenti al Cortile delle
Prigioni, tra la Stufetta di Clemente VII ed il Cortile di Leone
X. Bartolomeo Scappi cuoco personale di Pio IV e Pio V e forse
anche di Paolo III, fu il primo che introdusse l'impanatura
prima della frittura, lasciandoci un'importante opera, il più
grande trattato di cucina del tempo, che includeva oltre mille
ricette e trattava degli strumenti di cucina.
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