C’è l’accordo tra Ppe, S&D e Renew per salvare l’approvazione in prima lettura della riforma dell’Ets nell’Europarlamento. Come risultato, garantiscono i protagonisti dell'accordo, "ora c'è una maggioranza ampia e stabile" per votare il 22 o 23 giugno le nuove norme sul mercato della CO2, carbon tax alle frontiere (Cbam) e Fondo sociale per il clima, bloccati la settimana scorsa a Strasburgo.
“Nessuno canterà vittoria, nessuno dirà che è stato sconfitto, abbiamo un accordo stabile per finalizzare la posizione del Parlamento su un dossier di estrema importanza”, ha detto il relatore sulla proposta Cbam Mohamed Chahim (S&D) in una conferenza stampa convocata via Twitter anticipando i colleghi di Renew e Ppe.
L’accordo si basa su quattro elementi:
Eliminazione graduale delle quote gratuite nei settori coperti dal Cbam tra il 2027 e il 2032, seguendo una traiettoria del 93 % nel 2027, 84 % nel 2028, 69 % nel 2029, 50 % nel 2030, 25 % nel 2031 e 0 % nel 2032 (entro il 28 febbraio)
Oltre a cemento, ferro/acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità (come proposto dalla Commissione europea), il Cbam coprirà anche polimeri, sostanze chimiche organiche e idrogeno, previa valutazione di impatto della Commissione
I prodotti dei settori Ue-Ets destinati all’esportazione beneficeranno di compensazioni all’export. La Commissione europea dovrà valutare la compatibilità di questa misura con il Wto.
Un aumento del fattore di riduzione lineare (la percentuale di quote di emissione tagliate ogni anno per tenere alto il prezzo della CO2, in modo da incentivare la decarbonizzazione dei settori industriali) nella fase finale del periodo (2029-30), rispetto ai parametri proposti dalla Commissione europea.
Secondo gli europarlamentari questo meccanismo consente un’entrata a regime del sistema più graduale (“dando respiro all’industria europea”, indica Esther de Lange del Ppe), consentendo agli eurodeputati di superare di poco il livello di ambizione della Commissione europea quanto a taglio di emissioni dei settori Ets (63% al 2030 rispetto al 2005, invece di 61%).
Se, come tutti sembrano convinti, il patto di maggioranza tenesse “renderebbe più stringente l’Ets, in modo sostanziale – ha dichiarato l’economista dell’Istituto Bruegel Georg Zachmann – la volontà di andare avanti con l'agenda di decarbonizzazione in tempi così difficili mostra che la politica climatica non è solo un esercizio teorico”. “Ma – aggiunge – ci sono ancora prove importanti da affrontare: la plenaria in Parlamento, il trilogo con consiglio e commissione, nonché la reazione internazionale alla proposta del Cbam”. “In definitiva – conclude l’esperto – essere rigorosi sul calo delle emissioni dell'industria e del settore energetico avrà senso solo se anche le elevate emissioni dei trasporti e del riscaldamento potranno essere affrontate in modo coerente".
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