(di Francesco De Filippo)
Quello strano e sconosciuto sport
in cui a momenti di ferma si alternano improvvise accelerazioni
e i cui giocatori indossano divise più consoni a una catena di
ristorazione che non a una disciplina sportiva, fu chiamato dai
triestini batti&corri, con perfetta sintesi atletico-semantica.
I soldati statunitensi, invece, che lo praticavano con foga e
passione, lo chiamavano baseball. Quando ripartì dall'Italia,
l'esercito di liberazione Usa lasciò in città quattro di questi
campi, uno di quali, il Soldiers field di Villa Opicina, era
considerato il 'diamante' più bello d'Europa. Lo sport è
permeato nella cultura italiana e oggi questo impianto festeggia
i 70 anni.
Costruito tra il 1951-52 dal TR.U.S.T. (Trieste United States
Troops) per il personale di amministrazione del Governo Militare
Alleato, l'impianto è gestito dalla A.S.D. Junior Alpina
Baseball Softball. Con il permanere delle squadre americane di
stanza sul Carso, decine di giovani giuliani si erano infatti
avvicinati al gioco e ne hanno perpetrato le azioni tra il campo
di Valmaura, lo Yankee Stadium di Zaule e l'Heroes field di
Borgo Grotta. Poi, appunto, nel giugno 1952, il generale
americano di stanza a Trieste, E.B. Sebreè, inaugurò il
gioiello, il Soldiers field di Villa Opicina. Nello stesso anno,
la neonata nazionale italiana, disputò un raduno
collegiale di preparazione in vista della prima partita
internazionale della sua storia, contro la Nazionale di Spagna.
Oggi, con i colori blu arancio della Junior Alpina baseball
softball, un centinaio di ragazzi italiani, suddivisi nelle
categorie dal minibaseball alla serie B nazionale, pestano
ancora sulla terra rossa e l'erba del Soldiers field.
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