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Amianto, "ecco come renderlo inerte e creare sviluppo"

Amianto, "ecco come renderlo inerte e creare sviluppo"

Ona presenta metodo Roveri, la vera "alternativa alla discarica"

12 luglio 2015, 23:04

Redazione ANSA

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Ona - RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ona - RIPRODUZIONE RISERVATA

"Un metodo scientifico innovativo per rendere inerte il micidiale e pericolosissimo amianto, creando un'opportunità tecnologicamente avanzata di sviluppo di una economia del recupero e dello sviluppo del territorio": questa la sfida lanciata ieri dall'Osservatorio nazionale sull’amianto (Ona) in Puglia, in un convegno pubblico tenutosi nel Castello di Ceglie del Campo a Bari e che ha visto l'intervento (al telefono) anche del governatore Michele Emiliano.

Il professor Norberto Roveri dell'Università di Bologna ha dimostrato, in laboratorio, di poter rendere inerte l'amianto mediante processi di bollitura in soluzione acida e di poter separare chimicamente, nel medesimo procedimento, anche altri materiali legati industrialmente o accidentalmente all'amianto, come cemento, metalli più o meno preziosi, eccetera, il cui recupero e commercializzazione potrebbe contenere una piccola parte dei costi da sostenere per il processo e il suo ammortamento. La soluzione acida può essere costituita anche da un altro rifiuto arricchito da batteri, come il siero di latte, e altri residui della catena agro-alimentare, limando così virtuosamente ancora i costi di esercizio del procedimento: trattare un rifiuto con altri rifiuti.

Il professor Giuseppe Calò, presente al Convegno, ha proceduto alla ingegnerizzazione del procedimento Roveri, costruendo un prototipo di medie dimensioni (inizialmente da 6 tonnellate di eternit/giorno e 50 tonnellate/giorno di siero di latte) e stabilendo una linea di processo sicuro, a seguito di un generoso contributo di 2,6 milioni di euro, deciso da Ministero dell'Ambiente e amministrato dalla Regione Puglia, trattandosi di fondi europei. Iniziativa allogata nella cittadina Andria.

L'avvocato Ezio Bonanni, presidente Ona, dopo aver ha ricordato l'attività della onlus in campo scientifico, medico, giuridico, previdenziale e di promozione normativa, ha sottolineato come occorra trasformare il problema amianto in una risorsa e come l'Ona si stia spendendo per questo, giacché è da considerare seriamente l'obiettivo di eliminare le discariche.

L'architetto Giampiero Cardillo, a capo del Dipartimento sviluppo dell'Ona, ha argomentato circa la riduzione puntiforme, assai condizionata nelle premesse (discarica nuova e dedicata), della sperimentazione in campo in corso a cura del professor Calò, in quanto questa fase avrebbe potuto essere l'obiettivo elettivo non di un imprenditore, ma di una istituzione, il Grande centro di ricerca, che in Italia non ancora si è costituita, come invece è accaduto da decine di anni in Francia e soprattutto in Germania.

La immensa grandezza dimensionale, forse mezzo milione di siti in Italia, anche piccolissimi, e la molteplicità qualitativa dell'amianto disperso in piccole, medie e grandi quantità, sia occultato che stipato in discariche assieme ad altri veleni, ridimensiona l'esperienza condotta ad Andria, giacché, al fine di sostenere al meglio l'impresa, già al 60% finanziata da fondi pubblici, è stata autorizzata una nuova discarica di solo Amianto, quale serbatoio che alimenterà l'ingegnosa macchina-sistema sviluppata dal prof. Calò, sulla base della scoperta del prof. Roveri.

Poiché non esistono fondi pubblici per l'impresa delle bonifiche ma solo parziali provvidenze per le emergenze (solo in Puglia si stimano 1.750.000 mc di sole coperture in Eternit ed esiste una sola discarica Rca a Galatone; in Italia sono solo 22), la condizione riduttiva della complessità della situazione bonifiche applicata ad Andria evidenzia, secondo l'Ona, la necessità di provocare "bonifiche che provochino sviluppo e sviluppo che sostenga i costi siderali delle bonifiche", come sostiene Cardillo.

"E' necessario che una serie di Grandi progetti, l'esatto contrario dei Grandi piani senza soldi, senza luoghi del progetto qualificato, senza efficienti centri di comando e controllo istituzionali, nascano sul territorio per un interesse responsabile teso al bene comune. Non è impossibile. È solo difficile. Ma si può e si deve almeno tentare - hanno concluso Bonanni e Cardillo -. La discarica, abusiva o autorizzata, di amianto o di altri veleni non è la soluzione, ma un problema da eliminare da mutare in opportunità di sviluppo territoriale".

 

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