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Blockchain, la rivoluzione della finanza, in cerca di regole

Blockchain, la rivoluzione della finanza, in cerca di regole

La studiano Camera e Bankitalia. Per alcuni avrà grande impatto

ROMA, 02 ottobre 2017, 20:30

Maria Chiara Furlò

ANSACheck

I Bitcoin utilizzano la piattaforma Blockchain © ANSA/AP

I Bitcoin utilizzano la piattaforma Blockchain © ANSA/AP
I Bitcoin utilizzano la piattaforma Blockchain © ANSA/AP

La finanza diventa sempre più hi-tech. Viaggia sul web e utilizza nuove piattaforme, come quella della Blockchain, letteralmente ''catena di blocchi'' nei quali sono inserite singole transazioni finanziarie.

E' un'innovazione che le authority internazionali dei mercati - tra cui anche la Banca d'Italia - hanno iniziato a monitorare e studiare con attenzione, così come stanno facendo banche e imprese ed anche il Parlamento italiano nel quale la commissione Finanze della Camera ha avviato da metà settembre un'indagine sulla finanza tecnologica.

Per i più entusiasti, l'innovazione digitale che la blockchain sta portando al sistema economico mondiale potrebbe avere la stessa risonanza - se non perfino maggiore - della nascita di internet negli anni '90. Una nuova rivoluzione in arrivo? Un fenomeno 'disruptive'? Sicuramente una tecnologia da studiare in maniera approfondita visto che per le sue caratteristiche, che scavalcano confini e Paesi, al momento appare come uno strumento finanziario in cerca di regole.

La blockchain è conosciuta soprattutto come la tecnologia alla base del funzionamento delle criptomonete - da cui i più famosi Bitcoin - ma in realtà si tratta di un vero e proprio protocollo di fiducia su cui si possono costruire contratti, reti e sistemi di scambi trasparenti potenzialmente applicabili a settori diversissimi come le banche, l'energia, la sanità e molti altri.

Con il termine Blockchain si intende "un processo in cui un insieme di soggetti condivide risorse informatiche al fine di costruire e aggiornare un database virtuale (la blockchain) pubblico (tutti possono vederlo) e decentralizzato (ogni partecipante ha una copia dei dati)". Questa la definizione della Banca d'Italia che segue il fenomeno da almeno un paio d'anni con un tavolo dedicato e spiega anche che "l'insieme delle regole informatiche (protocollo) genera la reciproca fiducia dei partecipanti nei dati conservati ed è potenzialmente in grado di sostituire quella assicurata da 'pubblici registri' gestiti in maniera accentrata da un'autorità riconosciuta dal quadro regolamentare".

Si tratta di una sorta di libro mastro pubblico che si aggiorna automaticamente su ciascuno dei nodi che partecipano alla rete. Tutto il sistema garantisce l'identità digitale di chi ha autorizzato gli scambi e la caratteristica principale del processo è che il funzionamento non è garantito da un ente centrale, ma ogni singola transazione viene validata dall'interazione di tutti i nodi.

Viste le sue caratteristiche, gli ambiti di applicazione della blockchain riguardano soprattutto il trasferimento di valori e il regolamento delle transazioni, "sia in denaro sia in titoli, la gestione delle lettere di credito", ma anche l'amministrazione di pubblici registri, "come ad esempio il catasto e l'anagrafe", continua la Banca d'Italia.

Grazie all'utilizzo di questa tecnologia il trasferimento di denaro e i pagamenti in generale potrebbero diventare "molto più sicuri e certificati, più veloci e meno costosi". La pensa così Andrea Medri co-fondatore di The Rock Trading, una delle prime piattaforme di scambio per valute digitali. Per questi motivi, il settore bancario è fra i più attenti all'argomento: "Attualmente nel mondo i costi di trasferimento di denaro ammontano a circa 30 miliardi di euro l'anno, si tratta di risorse importanti che potrebbero essere liberate e alle quali il sistema creditizio tradizionale - che ha bisogno di evolversi perché ormai obsoleto - guarda con molto interesse", ha aggiunto Medri.

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