Le sfide legate ai dazi
minacciati dal presidente Donald Trump sui vini italiani sono
state al centro di un incontro a New York con importatori,
distributori e produttori organizzato da Fiere Italiane, che il
5 e 6 ottobre a Chicago presenta la seconda edizione di
Vinitaly.Usa insieme a Veronafiere, in collaborazione con
l'Italian Trade Agency e l'Italian-American Chamber of Commerce.
Maurizio Muzzetta, presidente di Fiere Italiane, sottolinea la
necessità di investire in aree del mercato non sufficientemente
esplorate.
In questo senso va inquadrata l'idea di tenere un evento di straordinaria importanza come Vinitaly.Usa.
"L'Italia
ha fatto grandi promozioni a New York, in Florida e in
California, ma abbiamo trascurato le aree secondarie. Chicago è
una di queste", afferma, ricordando la grande partecipazione di
questa edizione: "Abbiamo l'Ice, le Camere di Commercio, l'ente
Fiere di Verona. L'anno scorso c'erano 7 regioni, quest'anno
contiamo di averne 15. Stiamo iniziando a lavorare con i
consorzi. L'idea è: mettiamoci insieme per mostrare quanto è
forte l'Italia". Sul fronte dei dazi Federico Zanella, Ceo di
Vias Import Ltd, considera "quella del 10-15% una percentuale
assorbibile dalla supply chain, pur con tagli importanti ai
margini degli operatori. Il 25% invece è da considerarsi il
limite massimo, prima di arrivare al taglio di posti di lavoro.
I vini che costano meno, come il pinot grigio o il prosecco che
hanno contribuito alla crescita del numero del volumetrico
totale dell'esportazione italiana, andrebbero a soffrire di
più". E il clima di incertezza di sicuro non aiuta la filiera.
Natalie Oliveros, proprietaria della cantina La Fiorita a
Montalcino, ricorda che "il caos legato alle tariffe di Trump
stanno rendendo il mio lavoro molto difficile. Due viaggi, ad
esempio, sono già stati posticipati per questa ragione". Per
Gianmaria Rizzo, Ceo di More Than Grapes, ad avvantaggiarsi
potrebbero essere diversi competitor: "nel Midwest dove mi trovo
c'è molta più cultura dei vini americani, sudamericani,
sudafricani e australiani. Tutti potrebbero beneficiare di dazi
del 200%, ma anche del 100 o del 50. Se si alzano i prezzi a un
punto tale in cui non si può più essere competitivi, non c'è
nulla da fare. Per questo e' necessario un aiuto del sistema
Italia, indiretto magari nei nostri confronti, ma diretto verso
le cantine". Un aiuto che deve avvenire in tempi rapidi: "Se nei
prossimi mesi usciremo dalle catene distributive perché il
nostro prezzo sarà caro e il governo dovesse intervenire solo in
estate o in autunno, ci troveremo davanti a un grande problema -
conclude Muzzetta - Per recuperare le quote di mercato perse
potrebbero volerci anni e molte piccole aziende potrebbero non
sopravvivere".
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