di Stefano Secondino Ottanta miliardi di euro in cinque anni anni per decarbonizzare l'Italia.
Ottanta miliardi del Recovery Plan per far ripartire l'economia dopo il coronavirus, traghettando il paese dall'era delle fonti fossili a quella delle rinnovabili, dalla brown alla green economy, dall'economia del consumo a quella circolare, del riciclo.
E' la scommessa del
ministro della Transizione ecologica, il tecnico Roberto
Cingolani, e di tutto il governo Draghi. Il neo-ministro ha
tirato fuori i numeri degli investimenti del suo dicastero
parlando al telefono con l'inviato del presidente Biden sul
clima, John Kerry. E intanto le grandi aziende pubbliche si
preparano a cavalcare l'onda: Eni ha stretto una joint venture
con CDP, GreenIT, per produrre energia da fonti rinnovabili.
"Il piano di ripresa italiano allocherà 80 miliardi di euro
in 5 anni in progetti verdi che riguardino una accelerazione
della de-carbonizzazione", ha spiegato Cingolani a Kerry.
L'obiettivo primario dell'Italia è rispettare il target Ue di
ridurre le emissioni di gas serra del 55% al 2030 rispetto ai
livelli del 1990: un target alzato di recente dalla Commissione
di Ursula Von der Lyen (prima era il 40%). Ma, ha aggiunto
Cingolani con Kerry, "noi puntiamo a un taglio del 60% delle
emissioni al 2030".
D'altronde, l'Unione europea, nel dare i suoi aiuti per la
ripresa post-pandemia, ha posto condizioni chiare: il 37% dei
soldi del Next Generation Eu dovranno andare a investimenti per
il clima e la transizione ecologica. Il 37% di 209 miliardi sono
77 miliardi, cioè grosso modo quello che il governo vuole
investire sul green nei prossimi cinque anni.
La decarbonizzazione dell'Italia, secondo Cingolani, avverrà
con "Recovery Fund, massicci investimenti in nuove tecnologie,
una forte spinta all'idrogeno verde e blu, una trasformazione
radicale del settore dell'acciaio in senso sostenibile,
scommessa su mobilità e trasporti sostenibili, stimolo
all'autoproduzione di energia nel settore agricolo e
accrescimento del contributo dell'agricoltura al contrasto del
cambiamento climatico, rilancio della riforestazione quale
strumento nell'ottica di carbon capture, varo di un ambizioso
programma di monitoraggio delle criticità del Paese con un
sistema innovativo di osservazione integrato tramite satelliti,
droni e sensori a terra".
Traghettare il paese dalle fonti fossili alle rinnovabili è
un'impresa epocale, che richiede investimenti giganteschi. Ma è
anche un'impresa necessaria, per non subire i disastri planetari
del riscaldamento globale. In quest'ottica, il Piano Marshall
della Ue per il dopo-pandemia diventa un'occasione da non
sprecare per compiere questa transizione.
Le grandi aziende italiane hanno già fiutato il vento e si
preparano a intercettarlo. Proprio oggi Eni e Cassa Depositi e
Prestiti hanno annunciato di aver costituito GreenIT, "una nuova
joint venture per lo sviluppo, la costruzione e la gestione di
impianti per la produzione di energia elettrica da fonti
rinnovabili in Italia". GreenIT, si legge in un comunicato,
"partecipata al 51% da Eni e al 49% da Cdp Equity, ha la
finalità di produrre energia principalmente da impianti
fotovoltaici ed eolici, con l'obiettivo di raggiungere una
capacità installata al 2025 di circa 1.000 MW, con investimenti
cumulati nel quinquennio per oltre 800 milioni".
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