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Alzheimer, piccolo circuito nervoso svela chi si ammalerà

Alzheimer, piccolo circuito nervoso svela chi si ammalerà

L'area si deteriora due anni prima dell'esordio della demenza

ROMA, 21 giugno 2021, 12:58

Redazione ANSA

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Due anni prima del suo esordio, l'Alzheimer è 'riconoscibile' da un danno a una piccola parte del cervello non direttamente legata alla demenza, l'area tegmentale ventrale (VTA), importante per la produzione di un neurotrasmettitore, la dopamina.
    Lo rivela uno studio dell'IRCCS Santa Lucia di Roma, insieme all'Università Campus Bio-Medico di Roma e all'Università di Torino, che ha verificato il legame tra l'Alzheimer e le compromissioni dei circuiti dopaminergici in pazienti con disturbo cognitivo lieve, soggetti di per sé ad alto rischio di ammalarsi di demenza. Ciò offre potenzialmente una finestra di intervento di due anni prima che la malattia si manifesti, qualora si rendessero disponibili dei farmaci efficaci contro la demenza.
    Lo studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease, è di Laura Serra del Santa Lucia IRCCS di Roma, Marcello D'Amelio, Responsabile del laboratorio di Neuroscienze Molecolari dell'IRCCS e ordinario presso l'Università Campus Bio-Medico, e colleghi delle Università di Torino e di Cardiff.
    "La VTA" spiega D'Amelio "è un'area molto piccola, che conta circa 600-700mila neuroni, rispetto agli oltre 80 miliardi di neuroni presenti nel cervello umano. Il nostro studio si è focalizzato sulle connessioni che si stabiliscono tra la VTA e il resto del cervello. Il risultato, frutto di anni di ricerca, è stata la sorprendente capacità che lesioni della VTA hanno nel predire lo sviluppo della malattia di Alzheimer e l'obiettivo di quest'ultimo lavoro è stato di comprendere la finestra temporale che un'analisi della VTA è in grado di offrire prima che si sviluppino i sintomi della malattia".
    Con l'utilizzo di neuroimmagini funzionali e test neuropsicologici, due tecniche indolori e non invasive - spiega Serra - abbiamo analizzato l'attività della VTA in 35 pazienti con disturbo cognitivo lieve. Abbiamo quindi monitorato per 24 mesi l'evolvere della condizione dei pazienti, riscontrando che, nell'arco dei primi due anni di osservazione, in 16 dei 35 pazienti il disturbo cognitivo lieve è convertito in malattia di Alzheimer, e questa conversione è stata anticipata da una significativa riduzione della connettività della VTA verso zone cerebrali critiche per la malattia. Nei pazienti che non hanno sviluppato la malattia, invece, la VTA ha mantenuto inalterata la sua funzione".
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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