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Verso biosensori 3D per studiare le malformazioni congenite

Verso biosensori 3D per studiare le malformazioni congenite

Realizzati direttamente nel sistema nervoso di embrioni di pollo

12 luglio 2024, 10:32

di Benedetta Bianco

ANSACheck
Un sensore 3D nell 'embrione di pollo (fonte: Nature Materials, 2024) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Un sensore 3D nell 'embrione di pollo (fonte: Nature Materials, 2024) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Biosensori minuscoli, larghi 0,1 millimetri, stampati in 3D direttamente nel cervello e nel midollo spinale in formazione per studiare da vicino e comprendere meglio le malformazioni congenite come la spina bifida, che in Europa colpiscono 1 bambino su 1.000: è il risultato ottenuto in embrioni di pollo grazie allo studio internazionale pubblicato sulla rivista Nature Materials, a cui hanno partecipato anche Università di Padova, Istituto Veneto di Medicina Molecolare e Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza di Padova.

“Grazie all’utilizzo di biomateriali innovativi e di una microscopia avanzata, questo studio promette un passo avanti importante nel campo della meccanica degli embrioni, e getta le basi per una comprensione unificata dello sviluppo”, afferma Eirini Maniou dello University College di Londra, Università di Padova e Vimm, che ha guidato lo studio: “Il nostro lavoro apre la strada all’identificazione di nuove strategie preventive e terapeutiche per le malformazioni del sistema nervoso centrale”.

Questi mini-sensori riescono a misurare le piccolissime forze, pari a circa un decimo del peso delle ciglia umane, che gli embrioni devono generare per formare il midollo spinale. Per uno sviluppo normale dell’embrione, queste forze devono contrastare quelle negative che resistono in senso opposto, e quindi l’identificazione di farmaci in grado di aumentare le forze positive o diminuire quelle negative potrebbe aiutare a prevenire le malformazioni. 

Inoltre, i ricercatori hanno dimostrato che la stessa tecnologia può essere applicata alle cellule staminali umane: ciò consentirà, in futuro, di confrontare le cellule staminali di donatori sani e di pazienti affetti da spina bifida, con l’obiettivo di capire perché alcune persone sviluppano la condizione.

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