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Il Dna racconta la convivenza tra Neanderthal e Sapiens

Il Dna racconta la convivenza tra Neanderthal e Sapiens

Le migrazioni hanno determinato i geni ereditati

24 ottobre 2023, 09:15

di Elisa Buson

ANSACheck

Rappresentazione artistica Sapiens e Neanderthal rannicchiati insieme all 'interno di una grotta. KENNIS & KENNIS/MSF/SCIENCE SOURCE - RIPRODUZIONE RISERVATA

Rappresentazione artistica Sapiens e Neanderthal rannicchiati insieme all 'interno di una grotta. KENNIS & KENNIS/MSF/SCIENCE SOURCE - RIPRODUZIONE RISERVATA
Rappresentazione artistica Sapiens e Neanderthal rannicchiati insieme all 'interno di una grotta. KENNIS & KENNIS/MSF/SCIENCE SOURCE - RIPRODUZIONE RISERVATA

La storia della lunga convivenza fra Neanderthal e Sapiens è stata ricostruita grazie all'analisi del Dna di oltre 4.000 individui vissuti in Eurasia negli ultimi 40.000 anni. Lo studio, pubblicato su Science Advances dai ricercatori dell'Università di Ginevra, rafforza l'ipotesi che siano stati i flussi migratori a far sì che i geni dei Neanderthal presenti ancora oggi nel nostro Dna siano distribuiti in modo differente nelle popolazioni che abitano aree geografiche diverse. 

Questa teoria, elaborata dal gruppo di Mathias Currat presso il Dipartimento di Genetica ed Evoluzione dell'Università di Ginevra, prevede che quando una popolazione migrante si incrocia con una popolazione locale, nell'area di convivenza la proporzione del Dna della popolazione locale tende ad aumentare con la distanza dal punto di partenza della popolazione migrante. Nel caso dei Sapiens e dei Neanderthal, ciò significa che quanto più ci si allontana dall’Africa (punto di origine dell’Homo sapiens) tanto maggiore è la proporzione del Dna dei Neanderthal (vissuti per centinaia di migliaia di anni nella parte occidentale del continente eurasiatico). 

Per verificare questa ipotesi, i ricercatori hanno usato un database reso disponibile dalla Harvard Medical School che comprende più di 4.000 genomi di individui che hanno vissuto in Eurasia negli ultimi 40.000 anni. “Il nostro studio si concentra principalmente sulle popolazioni europee poiché dipendiamo ovviamente dal ritrovamento delle ossa e dallo stato di conservazione del Dna", precisa il ricercatore Claudio Quilodrán.

 I risultati delle analisi statistiche indicano che, nel periodo successivo alla dispersione dell’Homo sapiens dall’Africa, i genomi dei cacciatori-raccoglitori paleolitici che vivevano in Europa contenevano una percentuale leggermente maggiore di Dna neanderthaliano rispetto ai genomi di coloro che vivevano in Asia. Questo risultato è opposto alla situazione attuale ma in linea con i dati paleontologici, perché la presenza dei Neanderthal è stata segnalata principalmente nell'Eurasia occidentale.

Successivamente, durante la transizione al Neolitico, cioè il passaggio da cacciatori-raccoglitori ad agricoltori (tra i 10.000 e i 5.000 anni fa), si evidenzia un calo della proporzione di Dna di origine neanderthaliana nei genomi delle popolazioni europee, con una percentuale leggermente inferiore a quella delle popolazioni asiatiche (proprio come oggi). Questa diminuzione coincide con l’arrivo in Europa dei primi agricoltori dall’Anatolia e dall’area dell’Egeo, che a loro volta portavano una percentuale inferiore di Dna neanderthaliano rispetto agli abitanti dell’Europa dello stesso periodo. In altre parole, il mescolamento con le popolazioni europee ha fatto sì che i genomi degli agricoltori dell’Anatolia 'diluissero' il Dna dei Neanderthal.

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