Quell'"asterisco" riportato nei menu per contraddistinguere gli alimenti sotto zero da quelli freschi appare al consumatore niente più che un simbolo per il 64%, a cui si aggiunge un 5% che lo ritiene inutile.
È quanto emerge dalla survey realizzata da Bva-Doxa per
IIAS - Istituto Italiano Alimenti Surgelati, per conoscere
l'opinione degli italiani in merito all'utilità di questo
simbolo introdotto oltre quarant'anni fa su orientamento
giurisprudenziale, visto che non è previsto un obbligo di legge
in materia.
"L'asterisco è un'informazione retaggio di un mondo passato
che non esiste più, che poggiava anche sull'implicita
convinzione che un alimento surgelato fosse un prodotto di
qualità inferiore rispetto al fresco - ha detto il presidente
Iias, Giorgio Donegani - una concezione anacronistica che
finisce per penalizzare gravemente questi prodotti. Per
comprendere quanto questa idea sia sbagliata, basta ricordare
che i surgelati sono così tecnologicamente avanzati da mantenere
intatte tutte le qualità nutrizionali del prodotto fresco;
subiscono infatti un congelamento ultrarapido in cui raggiungono
in brevissimo tempo i -18°C determinando la formazione di
micro-cristalli di acqua che lasciano il prodotto pressoché
intatto. Di contro, un prodotto fresco, come ad esempio una
verdura consumata a qualche giorno dalla raccolta, riduce di
molto il proprio contenuto di nutrienti. Quanto al consumo
domestico, i consumi dei surgelati nel 2020 hanno superato per
la prima volta i 15 kg di consumo pro-capite annuo. Inoltre, il
92% degli italiani dichiara di usarli quando gli analoghi
freschi non sono disponibili o di stagione e lo fanno
soprattutto se si tratta di vegetali (25%)".
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