"Una cosa è certa le piante deperienti sono le culle degli insetti" sottolinea Sanzio Baldini nella presentazione del libro pubblicato da Agra Editrice "Tecniche di ripristino dei boschi percorsi da incendi" con contributi scientifici dell'Unif, Unione nazionale degli istituto di ricerche forestali, università della Tuscia, e Comunità montana zona f Valle del Nera e Monte San Pancrazio Regione Umbria.
"Tutti gli esemplari che restano in piedi, e in particolare
quelli ai margini della superficie percorsa dal fuoco, dopo
uno-due anni - spiega Baldini - si riempiono di larve che vanno
a colpire a macchia d'olio le restanti piante del bosco, se non
è in perfetta salute". Inoltre, secondo gli autori, il rischio è
che interventi inappropriati, oltre a sperpero di risorse,
producano danni ancora peggiori rispetto agli incendi.
"Poco si sa sulle tecniche più rapide - sottolineano gli autori
nella prefazione - per ripristinare la copertura del suolo. Si
deve intervenire subito dopo l'evento disastroso, scavalcando a
volte le leggi che prevedono un lungo iter burocratico, per far
sì che le ceppaie di latifoglia possano riscoppiare nel più
breve tempo, o intervenire in un secondo tempo con il rischio di
danneggiare i ricacci che andranno a formare il nuovo bosco?
Dobbiamo lasciar fare alla natura?" "Anche questa in determinate
condizioni è una possibilità" come spiega nel libro Susanna
Nocentini nel capitolo " La ricostituzione per via naturale
dei boschi percorsi da incendio".
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