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Nel Naviglio le ceneri di Gesmundo, il bandito di via Osoppo

Nel Naviglio le ceneri di Gesmundo, il bandito di via Osoppo

Nel 1958 la sua banda compì la rapina del secolo a Milano

MILANO, 31 maggio 2020, 14:54

Redazione ANSA

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Sono state disperse nelle acque del Naviglio della Martesana, a Milano, le ceneri di Arnaldo Gesmundo, uno dei membri della storica "banda di via Osoppo" che nel 1958 realizzò quella che è stata definita la rapina del secolo.
    Questa mattina sua moglie Apollonia, assieme a un piccolo gruppo di amici, ha esaudito il desiderio di "Jess", scomparso a metà aprile per le complicazioni di un'infezione in nessun modo collegata al Covid-19. Il 28 maggio avrebbe compiuto 90 anni.
    Era cresciuto in via Padova, in una Milano diversissima da quella attuale. Per questo alla moglie, con cui ha trascorso 48 anni, aveva chiesto di essere "liberato" lì, trasportato dalla corrente. E' stato scelto un punto all'angolo tra via Padova e via Idro, su una discesa protetta da un grande albero di gelso.
    "Jess il bandito" era un pezzo di storia della Milano nera, quella della "ligera", la vecchia mala che il tempo ha coperto con un velo di fascino e, a volte, ingiusto romanticismo. Era stato uno dei sette uomini in tuta blu che la mattina del 27 febbraio 1958 assaltarono un furgone portavalori tra via Osoppo e via Caccialepri. Il mezzo trasportava 500 milioni di lire in titoli e 115 milioni in banconote da 5 e 10mila lire.
    Fecero tutto in soli tre minuti e - cosa di cui Gesmundo andrà sempre orgoglioso - senza sparare un colpo. A rovinarli fu un fiume, l'Olona, in cui la banda aveva gettato le tute blu e le armi utilizzate. Dopo alcuni giorni dalla rapina il tratto in via Roncaglia si seccò rivelando agli investigatori il materiale, consentendogli di risalire ai venditori e ai banditi.
    "Arnaldo ha scontato tutto quello che doveva ed era consapevole di aver commesso errori - ha raccontato questa mattina all'ANSA sua moglie - Da moltissimo tempo l'immagine del bandito non gli apparteneva più. Vivevamo in simbiosi, quello che mi manca di più è la sua gentilezza. Non ha mai usato una parola fuori posto con me".
   

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