/ricerca/ansait/search.shtml?tag=
Mostra meno

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.

Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy.

Puoi leggere tutti i titoli di ANSA.it
e 10 contenuti ogni 30 giorni
a €16,99/anno

  • Servizio equivalente a quello accessibile prestando il consenso ai cookie di profilazione pubblicitaria e tracciamento
  • Durata annuale (senza rinnovo automatico)
  • Un pop-up ti avvertirà che hai raggiunto i contenuti consentiti in 30 giorni (potrai continuare a vedere tutti i titoli del sito, ma per aprire altri contenuti dovrai attendere il successivo periodo di 30 giorni)
  • Pubblicità presente ma non profilata o gestibile mediante il pannello delle preferenze
  • Iscrizione alle Newsletter tematiche curate dalle redazioni ANSA.


Per accedere senza limiti a tutti i contenuti di ANSA.it

Scegli il piano di abbonamento più adatto alle tue esigenze.

Collaboratrice ai pm di Milano: 'Un ras della droga alla Barona'

Collaboratrice ai pm di Milano: 'Un ras della droga alla Barona'

Sarebbe Nazzareno Calajò, detto 'Nazza' o 'lo zio'

MILANO, 26 aprile 2023, 19:09

Redazione ANSA

ANSACheck

- RIPRODUZIONE RISERVATA

- RIPRODUZIONE RISERVATA
- RIPRODUZIONE RISERVATA

"In Barona non si muove niente senza Nazzareno". Così una donna, che ha deciso di collaborare con gli inquirenti milanesi, ha descritto a verbale il "potere" che aveva Nazzareno Calajò, detto "Nazza" o "lo zio", 53 anni, al vertice delle "piazze di spaccio" gestite dal gruppo della Barona, storico quartiere popolare nella zona sud-ovest di Milano, e finito in carcere oggi nella maxi inchiesta condotta dai carabinieri e dalla polizia penitenziaria e coordinata dai pm della Dda milanese Francesco De Tommasi e Gianluca Prisco.
    Indagine che ha portato a galla anche un traffico di droga all'interno del carcere milanese di Opera. Nelle oltre 700 pagine del decreto di fermo dei pm a carico di 8 persone, tra cui Calajò e anche Massimiliano Mazzanti detto "Massimino spara-spara" (che si aggiungono alle oltre mille pagine dell'ordinanza a carico di altri 22 arrestati), vengono ricostruiti, anche grazie alle parole della donna pure lei indagata per aver fatto parte del gruppo criminale, tutti i traffici di cocaina, hashish e marijuana gestiti da Calajò e dai suoi sodali, tra cui anche il figlio Andrea e il nipote Luca, che sarebbe stato a capo di un'altra "articolazione".
    Come ha messo a verbale sempre la collaboratrice, ci sarebbe stato un "palpabile timore reverenziale" nel quartiere nei confronti di Nazzareno Calajò. Ogni volta che entrava in un bar della zona, la presunta "base" operativa dello spaccio, "si vedevano proprio le espressioni delle persone, gli avventori piuttosto che i ragazzi, i lavoranti del bancone del bar, cambiare immediatamente espressione - ha raccontato - timorosi anche di dire 'buongiorno', era evidente il turbamento rispetto alla caratura del personaggio che entrava".
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Da non perdere

Condividi

O utilizza