"Avevo notato che i campanelli nelle camere degli ospiti non funzionavano, quelli che servono quando gli anziani hanno bisogno di assistenza".
A dirlo è una dipendente della Rsa Casa per Coniugi di Milano dove due notti fa è scoppiato un incendio che ha fatto sei vittime. La donna è arrivata questa mattina per recuperare le sue cose dopo l'incendio. Anche se lei era in malattia e non era presente quindi nella Rsa ultimamente. "Io lavoro qui ma sono in malattia da più di un mese - ha chiarito -, sono venuta a prendere le mie cose dopo l'incendio".
La donna ha detto che sapeva dei problemi dell'antincendio. "Ho sentito un giorno un addetto dell'antincendio che è venuto a fare la guardia perché non funzionava l'impianto, quindi lo sapevo". Oggi nella struttura c'è stato un sopralluogo dei vigili del fuoco per ricostruire le dinamiche dell'incendio. A entrare nella Rsa questa mattina sono stati i vigili del fuoco che sono intervenuti la notte stessa del rogo che avevano l'esigenza di vedere gli ambienti della struttura anche alla luce del sole.
È ancora intubato e lo sarà anche nei prossimo giorni il 62enne ricoverato in terapia intensiva al Policlinico di Milano che è l'intossicato più grave dell'incendio alla residenza per anziani 'Casa per coniugi'. Ha invece lasciato la terapia intensiva e si trova ora in un reparto ordinario la donna di ottant'anni che era arrivata sempre al Policlinico in codice rosso, mentre sono stati dimessi gli altri due intossicati portati nell'ospedale.
'C'erano trombe da stadio per allarme' . Amico di un anziano, 'informazioni tardive, formiamo un comitato'
"Avevo notato le trombe simili a quelle da stadio messe per avvisare se fosse scoppiato un incendio o per dare un allarme, erano appese alle pareti. Avevo pensato che è strano ma ho immaginato che fosse per dare qualche allarme". Lo ha spiegato Roberto Tomiroti amico di Cesare, uno degli ospiti della Rsa Casa per Coniugi di Milano, dove due notti fa è scoppiato un incendio che ha ucciso sei persone. Roberto questa mattina è arrivato nella struttura per recuperare gli effetti personali dell'amico e portarglieli nella struttura dove è stato trasferito. Quando ha visto quelle trombe appese alle pareti Roberto non ho immaginato "che fosse dovuto al fatto che mancava un sistema di allarme adeguato - ha aggiunto -. Sono rimasto sorpreso da quello che è successo perché non mi aspettavo che ci fossero gli impianti antincendio non funzionanti e le porte taglia fuoco che non funzionavano, io ho letto questo almeno, che non funzionavano".
"Le notizie per chi non ha avuto problemi gravi come il mio amico sono state un po' tardive devo dire, io ho appreso la notizia dai quotidiani online del mattino e sono venuto subito qui a chiedere notizie - ha proseguito -. Mi hanno dato indicazioni dicendomi che era stato ricoverato ma non sapevano dove fosse, poi sono riuscito a sapere non dalla struttura dove fosse, e sono andato subito a vedere come stava perché lui ha solo noi amici da un po' di anni". Quando la situazione si sarà sistemata "si dovrebbe creare un comitato di parenti - ha concluso -, perché dobbiamo organizzarci tra di noi. Non certo per avere controllo sulle indagini".
"Il mio amico ha quasi 80 anni ne ha 78, si chiama Cesare - ha spiegato -. Lui non ha parenti, non ha familiari, ha solo noi amici quindi sono venuto a recuperare le sue cose. Di quella notte mi ha raccontato che dormiva ed è stato svegliato dal fumo e ha aspettato che arrivassero i vigili del fuoco a portalo fuori perché essendo nel letto e non potendosi alzare da solo ha dovuto aspettare i soccorsi". Infatti Cesare si trova su una sedia a rotelle. "Era al nucleo 5 quello accanto a dove è scoppiato l'incendio. Lui ha un carattere molto forte quindi passato lo spavento mi ha detto, 'per questa volta ancora me la sono cavata'", ha concluso.
Vicini, 'poco personale era tragedia annunciata' Quello che è successo nella Rsa di Milano Casa per Coniugi, dove un incendio due notti fa ha provocato sei vittime, "era una tragedia annunciata". A dirlo è Antonio Lunanova che abita a pochi passi dalla struttura che, per circa dieci anni, ha ospitato sua zia, morta poco prima della pandemia. È quindi una struttura che conosce "molto bene" e infatti quando è successa la tragedia quella mattina è subito accorso davanti per capire la situazione. "Noi eravamo arrivati ad un punto tale che portavamo i cioccolatini all'infermiera di turno perché non riuscivano a stare dietro a tutti i pazienti - ha detto - e per accattivarsi le simpatie di qualcuno si arrivava a questo". Alla base di queste problematiche "c'è il tema del poco personale, noi facevamo a turno io e mi sorella a stare appresso a mia zia e la cosa era triste", ha aggiunto.
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