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Al festival della Valle d'Itria l'opera 'da vacanza'

Al festival della Valle d'Itria l'opera 'da vacanza'

Focus serio sull'opera buffa, ambientazione marinara

MARTINA FRANCA, 02 agosto 2023, 12:49

Redazione ANSA

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Un Paese dei campanelli, messo in scena per il centenario dell'operetta di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato, ambientato su un transatlantico, Il turco in Italia di Rossini che si svolge in uno stabilimento balneare pugliese negli anni Sessanta, con tanto di cabine in legno, balli di gruppo tipo Alligalli e fricchettoni: ha un'aria indubbiamente vacanziera, almeno al primo sguardo, la 49/a edizione del Festival della Valle d'Itria che quest'anno ha deciso di concentrarsi sull'opera buffa. Il repertorio buffo, ha sottolineato il direttore artistico della kermesse Sebastian Schwarz, "nelle sue diverse declinazioni è spesso comparso nella storia dell'opera in epoche segnate da crisi profonde". Il paese dei campanelli, ad esempio, satira sui tradimenti, le delazioni e la morale bacchettona, è stato composto nel 1923, anno dopo l'ascesa del fascismo. Per l'occasione il regista sudafricano Alessandro Talevi ha voluto ambientare la storia dell'isola anglo-olandese dove, nel momento in cui una moglie tradisce il marito, iniziano a suonare i campanelli che si trovano sopra ogni casa, nella sala da ballo di una nave da crociera degli anni '30 dove ad illuminarsi e suonare sono le lampade sopra i tavolini, cercando di mostrare il tentativo frustrato di emancipazione femminile dell'epoca. Una quasi novità è anche Il turco in Italia di Rossini, qui messo in scena nella versione di Roma del 1815. Una "interessante riscoperta" secondo il direttore Spotti che nell'allestimento di Silvia Paoli si è messo in gioco anche come attore insieme a un cast di voci interessanti a partire da Adolfo Corrado nel ruolo del protagonista Selim, fresco di vittoria del concorso Cardiff BBC singer of the world. Con lui Giuliana Giannantonio nel ruolo di Donna Fiorella, Giulio Mastrototaro in quello del marito tradito Don Geronio, Ekaterina Romanova come la zingara Zaida, qui in versione fricchettona.
   
   

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