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Dalle api al miele bio il riscatto di Dolly, un ex rifugiato politico

Dalle api al miele bio il riscatto di Dolly, un ex rifugiato politico

Scappato dalla Somalia, è impegnato nell'agricoltura sociale e insegna ai giovani il rispetto della natura

23 giugno 2024, 10:34

Martino Iannone e Massimo Percossi

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Dalle api al miele bio il riscatto di Dolly, un ex rifugiato politico - RIPRODUZIONE RISERVATA

Dalle api al miele bio il riscatto di Dolly, un ex rifugiato politico - RIPRODUZIONE RISERVATA

Dolly oggi ha 40 anni, è sposato e ha due figlie, l’ultima nata da soli sei mesi. Di professione è agricoltore specializzato in apicoltura bio sostenibile. Si fa chiamare Dolly perché il suo nome gli ricorda troppo il passato, un passato da giovane pescatore somalo di Mogadiscio, costretto a scappare dal suo paese per motivi politici. Una volta affrontato il deserto, dopo nove drammatici mesi di carcere in Libia, ha attraversato il Mediterraneo a bordo di un gommone per approdare a Lampedusa. Era il 2008, Dolly, o meglio, Abdulkader Hassan Omar, voleva raggiungere alcuni parenti in Svezia ma non gli è stato possibile e intanto, con lo status di rifugiato politico, è rimasto in Italia. Da un anno Dolly è cittadino italiano e se lo è diventato è stato grazie al lavoro ed ai percorsi di inserimento professionale che ha seguito. L’incontro decisivo è stato con Il Fiore del Deserto, un’associazione con sede a Roma che crede nell’agricoltura sociale per ‘Coltivare il futuro’: Dolly diventa così agricoltore e riscopre le api. Riscopre perché da giovane a Mogadiscio, nel sottotetto della casa di famiglia c’erano ed era lo zio a prendersi cura di loro. “Sono come una famiglia, per me – racconta -. Ma mai avrei pensato che diventassero il mio riscatto sociale e umano”.

Video Dolly: 'Le api sono come una famiglia'

 

Ogni mattina, all’alba, Dolly si reca tra gli alveari per controllare come stanno le sue amiche e poi in laboratorio per fare il miele. Poi c’è l’orto da curare, lo stesso orto dove le api si nutrono del nettare dei fiori. Quando il tempo glielo concede, Dolly si occupa di formazione e divulgazione per raccontare ai giovani cosa vuol dire il rispetto della natura. “La nuova ruralità – spiegano dal Fiore del Deserto – può offrire un contributo speciale per liberarci dalla necessità antica di sottomissione tecnologica della natura, promuovendo, piuttosto, la difesa del pianeta terra dal consumo incontrollato dei beni naturali ancora disponibili. Sviluppo sostenibile, lotta al cambiamento climatico e sostegno all’inclusione dei migranti rappresentano il nostro programma di lavoro”.

 

Le api che Dolly cura, rientrano nel progetto nato al Fiore del Deserto “per inviare un segnale di attenzione verso il fenomeno della scomparsa di questi insetti e suscitare nei giovani l’importanza del prendersi cura dell’ambiente, adottando dunque comportamenti sostenibili. Le api e la loro organizzazione – sottolineano - ci insegnano qualcosa che, nel tempo, le nostre società stanno perdendo”. Gli alveari sono nel quadrante Nord-Est di Roma, lungo la via Nomentana, oltre il Grande raccordo anulare. “Un’innovativa agricoltura sociale - concludono - non può prescindere dalla presenza delle api; il lavoro che esse svolgono è insostituibile. Infatti, l’impollinazione operata dalle api sostiene da sola circa il 70% di tutta la biodiversità esistente. E sono circa 250 mila le specie vegetali impollinate dagli imenotteri. Un’agricoltura rinnovata e sostenibile non può fare a meno di questi insetti, i quali contribuiscono ad aumentare le rese di ben 90 colture. Frutta e piante ortive dipendono del tutto dall’impollinazione delle api”.

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