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>ANSA-BOX/Valeria Della Valle, nuovo Treccani colma vuoto parità

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La linguista a Pordenonelegge con Dizionario lingua italiana

PORDENONE, 18 settembre 2022, 19:28

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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(di Mauretta Capuano) "E' una nuova iniziativa che cerca di colmare un vuoto, di ristabilire una simmetria tra maschile - dominate per secoli nei vocabolari - e femminile, che era inesistente o nascosto. Un dizionario che vuole rimettere in equilibrio, l'uno accanto all'altro, femminile e maschile. Il femminile prima del maschile, rispettando l'ordine alfabetico".
    La linguista Valeria Della Valle, direttrice con Giovanni Patota per Treccani del primo 'Dizionario della lingua italiana' che registra anche le forme femminili di nomi e aggettivi che tradizionalmente si trovano solo al maschile, spiega a Pordenonelegge il valore di questa operazione che promuove l'inclusività e la parità di genere. Ecco dunque entrare parole come architetta, notaia, medica, soldata.
    "Abbiamo lavorato a lungo. Quando abbiamo finito con Patota il vocabolario precedente, nel 2018, ci siamo resi conto che serviva uno sforzo in più e quindi abbiamo dato il via alla nuova edizione. Sono stati anni di lavoro con una redazione giovane che ci ha anche aiutato a renderci conto ancora di più dei mutamenti in atto della lingua. Questo vocabolario si rivolge ai giovani delle scuole e delle università. Vuol essere amichevole anche nel linguaggio, è un vocabolario che non mette soggezione. Talvolta lo riconosco, è un po' un'autocritica, i vocabolari del passato avevano un certo tono, un sussiego che allontanava. Ne abbiamo fatto piazza pulita tutto in una volta" spiega all'ANSA la Della Valle.
    "E' il primo di questo tipo e abbiamo già ricevuto in questi giorni moltissimi consensi e qualche critica, ma in questi casi accogliamo volentieri anche le critiche" racconta. Critiche di che tipo? "Un po' pretestuose. Una persona in particolare, ma non si tratta di qualcuno che si intende di lingua, ha detto che in questo modo si rovina la lingua italiana. Direi proprio di no perché tutto quello che abbiamo registrato è corretto dal punto di vista della grammatica. Figuriamoci se proprio noi, storici della lingua, vogliamo far del male all'italiano. Sono critiche che ci fanno un po' sorridere" afferma.
   

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